Superate le 10mila vittime Ma è record di guariti: 1.434

Borrelli torna dopo la febbre: "Senza misure ben altre cifre". I sindaci bresciani: conti sbagliati sui sommersi

Il numero dei morti per coronavirus sembra quello del peggiore dei campi di battaglia: 10mila persone dall'inizio dell'epidemia ad oggi. Ben 889 solo ieri, di cui più della metà in Lombardia. Ma il trend dei contagi sta calando e, secondo l'Istituto superiore di sanità, il picco dell'epidemia non è lontano. In base ai dati del bollettino quotidiano della Protezione civile, qualche nota positiva nelle cifre c'è. Ad esempio riguarda il numero dei guariti (1.434), quasi il triplo rispetto a ieri.

«Se non fossero state prese certe misure oggi avremmo ben altri numeri e le difficoltà di alcune strutture sanitarie sarebbero ancora più drammatiche. Ci saremmo trovati di fronte ad una situazione insostenibile» fa notare tuttavia il capo della Protezione civile, Angelo Borrelli, tornato a tenere la quotidiana conferenza stampa in prima persona dopo qualche giorno di febbre (non da Covid).

I TAMPONI

In Italia finora sono stati fatti 429.526 tamponi. E i test sono l'8% in più rispetto a venerdì. Anche la Lombardia ammorbidisce la linea e apre alla diagnosi a chi ha sintomi lievi. Il problema, fa notare l'assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera, sono i reagenti. Quello che riesce a fare la Regione con i laboratori pubblici è processare al massimo 5mila tamponi al giorno («e questo è il massimo in ogni regione italiana»), ma «con la chiamata ai laboratori privati possiamo arrivare a 7-8mila tamponi, ma il numero di bisogni nel mondo sanitario, considerate che i medici di medicina generale sono 8mila, è così ampio che estenderli sul territorio risulta problematico». In ogni caso la linea lombarda è chiara: più che tamponi a tappeto, a tappeto saranno le cure.

IL PIANO D'ATTACCO

«Le politiche che stiamo adottando sono coerenti con le esigenze, sono in linea con la necessità di garantire la gestione dell'azione di contrasto al virus» spiega Borrelli. Per mettere in atto gli interventi la Protezione civile ha già raccolto 61 milioni di euro dalle donazioni e ne ha spesi 7,3 per l'acquisto di mascherine.

Sul fronte ospedaliero, dal primo di aprile entreranno in campo i nuovi medici e infermieri arruolati con l'ultimo bando, che ha raccolto oltre 7.700 domande. In arrivo anche un contingente di 30 medici e infermieri albanesi. Oggi lo staff verrà accolto all'aeroporto di Orio al Serio dal ministro Luigi Di Maio e, nel giro di poche ora, entrerà in corsia a supportare i colleghi italiani. I rinforzi saranno destinati agli ospedali di Brescia e delle aree circostanti. Nella prossima settimana arriveranno altri medici italiani volontari a Bergamo, in tutta la Lombardia e nelle regioni che li hanno già richiesti alla Protezione civile: Piemonte, Emilia Romagna e Marche e poi in tutte le altre Regioni che faranno richiesta. Sul fronte «civile» invece la Protezione civile si sta impegnando con i volontari per garantire la spesa a chi non riesce ad andarci.

I CONTI DEI SINDACI

Molti sindaci della Lombardia concordano con la tesi sostenuta dal primo cittadino di Bergamo Giorgio Gori: esiste un «sommerso» di persone decedute, soprattutto nelle case di riposo. Significativo il caso di Albino, provincia del capoluogo orobico, il più colpito assieme a Brescia: «Lo scorso anno, dal 23 febbraio al 27 marzo erano morte 24 persone, quest'anno sono 145 - spiega il sindaco Fabio Terzi - tra i deceduti, quelli con Covid sono 30. È chiaro che i conti non tornano». Idem a San Pellegrino Terme, dove dal primo marzo si sono contati 45 morti di cui 11 con Covid. Lo scorso anno, erano mancate solo due persone. Agli Spedali Civili di Brescia si registra la morte del primo dipendente: Sergio Arcisio Orizio, educatore presso il Centro Diurno di Luzzago.

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