Vi ricordate quel placcaggio dell’allora sindaco di Firenze, Dario Nardella, che fermò fisicamente i talebani del green intenti a protestare contro le mura di Palazzo Vecchio? Ecco. La vernice che tre anni fa gli attivisti di Ultima Generazione utilizzarono per sporcare il monumento non era “lavabile”, come si ddisse. Nel senso che - benché i restauratori siano intervenuti nell’immediato - un po’ del materiale arancione è penetrato nella pietra e l’ha deturpata. Il Comune ha deciso di investire fondi pubblici per riportarla all’antico splendore e spenderà qualcosa come 32mila euro. Non so se sia necessario un processo o cos’altro. Ma un Paese civile dovrebbe far recapitare la fattura direttamente ai ragazzi coinvolti. Liberi di manifestare come volete: ma se rovinate un bene, pubblico o privato che sia, dovete pagare. Dovete.
Faccio un paio di premesse, altrimenti qui rischio il linciaggio. Credo che la condanna di Alberto Stasi sia piena di ombre tali per cui andrebbe scagionato. Il ragionevole dubbio è ormai palese, esiste ed è grande come una casa: se la Procura chiede il rinvio a giudizio di un altro possibile killer, il minimo che possiamo fare è rivedere il processo che ha portato alla condanna di Stasi.
Seconda premessa. Non so se Sempio sia colpevole o meno, ma non intendo trasformarlo nel mostro “dagli occhi di ghiaccio”, al pari di Stasi. Aspettiamo il processo: i dibattimenti, i testimoni, le deduzioni e le controdeduzioni. Ce n’è di strada da fare prima di posizionarlo sulla scena del crimine.
Adesso veniamo alla questione scottante, quella del Dna di Chiara Poggi sui pedali. Provo a sintetizzare, come fa di solito questa rubrica: i periti della difesa di Stasi hanno visionato i “dati grezzi” delle macchine utilizzate a suo tempo dal Ris per analizzare il Dna trovato sui pedali e hanno “scoperto” due contro analisi - successive a quella che “incastrò” Alberto - che avevano dato esito negativo. Esito peraltro mai finito nel fascicolo del pm. Tradotto: i Ris avrebbero nascosto un dato potenzialmente a favore dell’imputato, falsando così il processo che portò alla sua condanna. Il profilo genetico attribuito a Chiara “oltre ogni ragionevole dubbio” era infatti del 19 settembre, mentre il 20 settembre due analisi avrebbero fornito due esiti totalmente negativi. Capisco il facile entusiasmo. Ma al momento stiamo parlando della valutazione dei periti di parte e della Procura: dobbiamo ancora sentire l’altra campana, quella del generale Garofano e dei consulenti della famiglia Poggi. I quali infatti sostengono che le date non tornino e che le due analisi (20 settembre) indicate come “successive” a quella che ha individuato il Dna di Chiara (19 settembre) in realtà sarebbero “precedenti” (10 settembre) e solo “modificate” il 20 settembre. Chi ha ragione? Non lo so. Però andateci piano col trasformare un comunicato della Procura nella verità rivelata. Vogliamo almeno dargli il tempo di presentare delle controdeduzioni?
In ogni caso, vi vorrei far notare che occorrerebbe dimostrare il “dolo” per dire che il Ris ha nascosto chissà cosa al pm dell’epoca. E per dimostrarlo non bastano due perizie. Non so se parlerei sin da ora di “ombra depistaggio”, ecco. Anche perché vi ricordo che una simile fretta il dibattito pubblico l’ha avuta quando uscì quel famoso “pizzino” del papà di Sempio con scritto “Venditti Gip archivia 20.30 euro”: sembrava la prova provata della corruzione, ma dopo qualche mese il pm indagato è stato archiviato. Neve sciolta al sole.
Certo: se fosse confermato (e ripeto: se) che quei due file erano davvero analisi e che non sono state mostrate alla difesa di Stasi dell’epoca, allora sarebbe grave ed è probabile (ma non sicuro) che ciò potrebbe invalidare tutto il processo che portò alla condanna passata in giudicato.
Finalmente il mercato, quello vero. Eni, Enel e A2A iniziano a proporre prezzi al ribasso per le bollette elettriche. Non si tratta di un price cap, a dire il vero, ma di una banale guerra dei prezzi che - per ora - può solo far bene a noi consumatori.
Si dice che Eni&co siano state convinte a auto-imporsi un tetto per evitare la tassa sugli extraprofitti. Beh: sapete cosa c’è di positivo in tutto questo? Che i mancati introiti delle compagnie energetiche (cioè la differenza tra quanto incassano col tetto al prezzo e quello che avrebbero portato a casa se avessero tenuto i listini alti) non finiranno nelle casse dello Stato, come nel caso della tassa sugli extraprofitti, ma nelle tasche dei consumatori. Il che è molto, ma molto meglio: preferisco scegliere personalmente come spendere i soldi risparmiati dal pieno piuttosto che assegnarli alla fiscalità generale. Sai tu poi dove finiscono…
Pedro Sanchez ha bloccato gli sfratti fino al 2030. Ripeto: fino al 2030. C’è forse una pandemia in corso? No. Una guerra? Nemmeno. Il premier spagnolo ha solo dovuto rispondere alla mobilitazione del “suo” popolo dopo il caso di quella anziana signora costretta a lasciare la casa dove viveva in affitto. Ecco la sintesi delle misure: “Blocco degli sfratti di persone vulnerabili fino al 2030; proroga di due anni per i contratti in scadenza prima del 31 dicembre 2028; veto all’acquisto di immobili da parte di società speculative, i cosiddetti ‘fondi avvoltoio’, fino al 2028; rinnovo automatico e a tempo indeterminato degli affitti”. La casa mia è mia e ci faccio ciò che… ah no, non in Spagna. Mi dispiace per la signora Maricarmen Abascal, ma pensare di pagare a vita 500 euro di affitto (spese incluse) a Madrid è fuori da ogni logica. Che il proprietario dell’immobile sia un privato o un fondo poco importa: gli investimenti si fanno per produrre reddito, non a scopi sociali. Per quello esistono le case popolari. Troppo facile per i governi - incapaci di costruire nuovi immobili o di mantenere bene quelli che già esistono - rifarsi sui proprietari di casa e su chi investe i propri beni nel mattone sperando di ricavarne un altro stipendio e ritrovandosi invece con “l’obbligo” di tenere l’inquilino finché non lo decide Pedrito Sanchez.
