Cronaca locale

"Troppi sussidi statali. Non trovo personale"

Carlo Pellegrini, amministratore delegato dell'Antico Caffè Greco, fa il punto sulla diatriba con l'Ospedale Israelitico e racconta le sue difficoltà ad assumere nuovo personale

"Troppi sussidi statali. Non trovo personale"

"È un punto di partenza per intavolare una trattativa che speriamo si possa aprire, magari anche con l'intervento del sindaco Gualtieri". Carlo Pellegrini, amministratore delegato dell'Antico Caffè Greco, tira un sospiro di sollievo per la decisione del tribunale di rigettare la richiesta di prosecuzione dello sfratto presentata dall'Ospedale Israelitico, proprietaria delle mura dello storico locale a due passi da piazza di Spagna.

Dopo la decisione del tribunale, il Caffè Greco è salvo?

“Ancora no perché le azioni in tribunale proseguono in Cassazione perché abbiamo sollevato un problema di costituzionalità. Se un normalissimo sfratto può distruggere un bene culturale tutelto da quattro decreti del Mibac evidentemente c'è un vuoto legislativo. L'ospedale israelitico è proprietario delle mura, mentre l'Antico Caffè Greco Srl è proprietario di tutto il resto: opere d'arte, arredi, il marchio e la licenza dell'esercizio dal 1953. Il bene culturale da tutelare del Caffè Greco è l'attività stessa del locale che dura da oltre 250 anni. Ora, dopo aver ospitato gli artisti più famosi del '700-'900, accoglie turisti da tutto il mondo".

Ma lei non potrebbe acquistare le mura dall'Ospedale Israelitico?

“Loro non vogliono vendere, ma noi stiamo lavorando a un'ipotesti di istanza di esproprio a nostro carico. Il ministero, invece, dovrebbe dichiarare il bene di pubblico interesse e ciò non dovrebbe essere difficile da ottenere dato che esistono già vari decreti che salvaguardano il Caffè Greco in tal senso. In alternativa, un'altra soluzione sarebbe che l'Ospedale compri l'azienda. Noi abbiamo proposto anche di raddoppiare il costo dell'affitto purché sia sostenibile con l'attività svolta che, come hanno stabilito i decreti del ministero, è l'unica che può essere svolta".

Quali altri problemi state affrontando?

“Noi, indubbiamente, abbiamo avuto un aggravio dei costi, ma non come altri esercenti come le pizzerie, i forni o i ristoranti. Sicuramente le bollette sono aumentate almeno di 4 volte rispetto agli anni precedenti, ma la voce più importante è il costo del lavoro. Non posso dire con certezza che sia a causa del reddito di cittadinanza, ma è sempre più difficile convincere i ragazzi a venire a lavorare da noi. Poi, ci sono troppi vincoli burocratici per assumere i percettori del reddito che va sicuramente modificato perché così è dannoso. Ma non solo. Se un lavoratore interinale non accetta il rinnovo, ha diritto alla disoccupazione. Infine, si sono presentate varie persone che hanno chiesto di lavorare in nero per non perdere i sussidi statali e, ovviamente, abbiamo rinunciato ad assumerli”.

Quanti dipendenti avete?

"Da 40 dipendenti siamo scesi a 20, ma vorremmo tornare ai livelli pre-Covid o almeno a 30-35. Sono mesi che, finita la pandemia, cerchiamo di assumere 4-5 persone e non riusciamo a trovarle. Abbiamo allargato molto anche i cordoni della borsa per evitare che ci lascino i nostri dipendenti. Sono, infatti, convinto che i soldi vadano dati a chi ha stipendi bassi affinché l'economia si riprenda”.

Cosa si aspetta dal prossimo governo?

“Una maggiore attenzione ai beni culturali perché il Caffè Greco è un caso, ma non è isolato. Ricordo che qualche anno fa, a Roma, ha chiuso l'Antico Caffè della pace, mentre, in via del Corso, dove prima c'era il Caffè Aragno, ora, c'è la Apple che mi pare abbia tolto anche l'insegna di quella storica attività. Le piccole e medie imprese e le botteghe storiche devono essere tutelate adeguatamente”.

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