Unabomber non si ferma, in due settimane 11 pacchi bomba nel Lazio

Dopo i primi casi di Roma oramai i pacchi arrivano in tutta la regione

Tutte le piste sono aperte, da quella anarchica sino al lupo solitario. Fatto sta che anche durante questo periodo di emergenza, neanche il timore del contagio del Coronavirus ha fermato Unabomber.

Dai primo casi registrati ad inizio marzo fino a rieri sera, sono 11 i pacchi bomba recapitati a varie persone e in tutto il Lazio, causando il ferimento lieve di tre persone. L'ultimo caso proprio ieri, sabato 14 marzo, quando è stato recapitato un plico ad una signora residente a Fara Sabina.

Le azioni investigative dell'indagine antiterrorismo al momento partono dalla buste inviate e, in particolare, da quelle inesplose che si presentano come le tipiche buste gialle di carta per contenere documenti A3. Dunque nulla che possa fare insospettire a chi riceve la spedizione ma per gli inquirenti anche solo un dettaglio è importantissimo, come, ad esempio, il fatto che tutti i plichi siano identici da loro quasi in modo perfetto: mittente in alto a sinistra, destinatario in basso a destra e sulla stessa colonna in alto una fila di tre francobolli. All'interno una scatoletta con del compensato contente una quantità minima di polvere pirica e una batteria per l'innesco.

I prime tra casi risalgono al 2 marzo scorso quando tre donne vennero ferite a distanza di poche ore al centro smistamento postale di via Capannini a Fiuimicino, a Colle Salario ed alla Balduina. POi, dopo i primi pacchi fatti recapitare nell'area di Roma iniziano gli arrivi anche nelle altre aree del Lazio, con le buste di Viterbo e quella di Rieti, il 12 marzo scorso.

Gli investigatori tentano di capire anche il nesso, se il nesso esiste, tra le differenti persone che hanno ricevuto il plico considerando che tra di loro ci sono le professioni più disparate che vanno dal pasticcere di Castel Madama, all’avvocato del nazista Erich Priebke, passando per il parrucchiere di Fabrica di Roma e l'ex militante di CasaPound, passando per l’impiegata in pensione dell’Università Tor Vergata e la professoressa di Biochimica della Cattolica.

La pista anarchica ad oggi sembra quella più convincente, considerando che, in un modo o nell’altro, le persone che hanno ricevuto un pacco pur essendo tra loro sconosciute avrebbero lavorato, avuto rapporti, legami familiari o professionali con circuiti che avrebbero fatto propendere gli inquirenti proprio sull’idea dell’anarchico anche se l’innesco dell’esplosivo non viene collegato all’apertura della busta, come accadeva per le spedizioni anarchiche.

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