A scuola sono tutti musulmani un solo alunno fa religione

RomaL’insegnante di religione, quest’anno, rischia di avere un solo alunno in tutta la scuola. Accade, a poche ore dal trillo della campanella di inizio lezioni, alla elementare Carlo Pisacane, l’istituto romano divenuto un caso nazionale per la massiccia presenza di bambini stranieri (il 97 per cento del totale). E le incognite, in quella che è ormai considerata la scuola più multietnica d’Italia, non finiscono qui. Parola di Flora Arcangeli, del comitato «Mamme per l’integrazione», che quest’anno ha dovuto iscrivere il figlio più piccolo nell’istituto della Marranella, ma ha preferito trasferire il più grande in un’altra scuola del quartiere. «Quasi tutte le altre stranezze della Pisacane - fa notare la Arcangeli - derivano direttamente o indirettamente da problemi religiosi». Le famiglie cattoliche sono una ristretta minoranza: per questo alcune preferiscono non fare frequentare l’ora di religione ai propri figli che si ritroverebbero al massimo in due o tre in aula. Questo spiega il paradosso dell’insegnante con un solo allievo.
Ma non finisce qui. Quest’anno si rischia il caos per gli orari, ci sono difficoltà per la mensa, per la didattica, perfino per le gite scolastiche. Vediamo nel dettaglio. Intanto c’è la questione degli orari che metterà a dura prova la capacità e la pazienza degli insegnanti. I genitori dei bambini islamici (che sono la stragrande maggioranza), anche quest’anno - ipotizza la battagliera mamma romana - chiederanno l’uscita anticipata di due ore dei propri figli per farli partecipare alle attività religiose nella moschea di via Gabrio Serbelloni, che si trova a cento metri di distanza dalla Pisacane. All’interno di questo centro culturale islamico, tra l’altro, funziona la scuola coranica. Però la sistematica riduzione dell’orario di lezione nelle varie classi della Pisacane si ripercuoterà negativamente sulla didattica e sulla preparazione degli alunni.
Lo stesso tipo di considerazione andrebbe fatta per la comunità bengalese, anch’essa numericamente consistente. La maggior parte delle famiglie originarie del Bangladesh o dell’India torna a trascorrere le vacanze in patria nel periodo che va da novembre a gennaio. E quindi per i bambini c’è la necessità di recuperare a febbraio tutto il tempo perduto nei mesi precedenti. E gli alunni che restano a Roma sono costretti, magari, a rallentare per poi sorbirsi dei «recuperi» inutili che gli insegnanti devono comunque fare.
Difficoltà di tipo religioso riguardano anche le gite scolastiche: l’anno scorso, per esempio, la visita agli scavi di Pompei ha avuto scarsissime adesioni perché prevedeva un pernottamento in albergo e le bambine musulmane, invece, non possono dormire fuori casa. Alla mensa, infine, sono banditi i cibi vietati dai precetti coranici: per superare le polemiche, viene adottato un menù multietnico a rotazione che accontenta (o, come più spesso accade, scontenta) tutti. L’unica vera integrazione, insomma, sembra quella gastronomica all’insegna del cous cous.
Stranamente quelle che le famiglie italiane considerano difficoltà, per la dirigente scolastica della Carlo Pisacane, Nunzia Marciano, sono invece «ricchezze», a cominciare dalla multietnicità senza limiti. Tanto che nel maggio scorso la stessa dirigente voleva cancellare il nome dell’eroe risorgimentale per sostituirlo con quello di Tsunesaburo Makiguchi, un pedagogista giapponese pressoché sconosciuto nella zona.
C’è da precisare che il tessuto sociale della Marranella non corrisponde alle stesse percentuali degli iscritti all’elementare. Il «quartiere ghetto» sulla Casilina è abitato in maggioranza da stranieri ma gli italiani sono sicuramente più del 3 per cento. Il fatto è che molte famiglie romane preferiscono iscrivere i bambini in altri istituti del quartiere piuttosto che sottoporli ai rischi di una difficile integrazione alla rovescia, per quanto in casa loro.