L'orgoglio di essere italiani. E la consapevolezza d'appartenere alla "prima potenza culturale del mondo". Questi in sintesi, fuor di retorica, e con un approccio anzi assai pragmatico, gli obbiettivi indiretti di Campioni del mondo- Italia loves Unesco, lo specialissimo evento che domani alle 21,30 su Raiuno, in diretta mondovisione dall'Arena di Verona, celebrerà il nostro come il Paese che ha il più alto numero di siti patrimonio dell'umanità al mondo (61), insieme ai festeggiamenti per gli ultimi due riconoscimenti culturali conquistati (l'opera e la cucina italiane patrimoni immateriali dell'umanità). E che soprattutto lancerà il prossimo obbiettivo: la candidatura Unesco della canzone napoletana classica.
"Viviamo in un Paese dove troppo spesso ci sono striscianti forme di autolesionismo - osserva Gianmarco Mazzi, ministro del Turismo -. Siamo più amati dagli stranieri che non da noi stessi. Con questo evento, invece, vogliamo ricordare agli italiani che noi siamo la più grande potenza culturale al mondo".
Da più di un secolo canzoni napoletane classiche come O sole mio, Torna a Surriento, Funiculì-funiculà, Marechiaro sono cantate "dall'Australia alla Cina - ha ricordato Renzo Arbore (che coordinerà il gruppo di lavoro incaricato di redigere il dossier scientifico necessario alla candidatura) -. Sono trent'anni che le canto ovunque, e posso testimoniare che le ama anche chi non ne conosce i titoli. Grazie alla loro principale caratteristica, una melodia pari solo a quella del melodramma italiano, le hanno interpretate non solo i massimi tenori, da Caruso a Pavarotti, da Gigli a Domingo a Bocelli; ma perfino Frank Sinatra, Ray Charles, Elvis Presley, per il quale 'O sole mio divenne It's now or never".
Per questo, a chi trova che il titolo Campioni del mondo possa suonare ironico, "replico che si tratta in realtà di una bella provocazione - osserva Francesco Lollobrigida (il cui ministero dell'Agricoltura e Sovranità Alimentare organizza l'evento con i ministeri del Turismo, della Cultura, degli Affari Esteri, per lo Sport e i Giovani, e insieme a Rai Cultura e alla Fondazione Arena di Verona) -. In Italia il calcio è molto amato, ma non è tutto. Noi abbiamo molto di più. Siamo campioni del mondo anche nel mondo dell'arte, dell'impresa, di tanti altri sport. Dobbiamo averne consapevolezza e orgoglio. Sono gli altri, a chiedercelo: in tutto il mondo c'è fame e sete d'Italia; ovunque l'Italia è vista come paradigma di qualità".
Condotto da Milly Carlucci (che entrerà in scena al seguito della Marcia Trionfale dell'Aida) Campioni del mondo Italia loves Unesco si dividerà così fra due diversi set. Uno interno all'Arena, dove si esibiranno 500 artisti, tra cui l'Orchestra e il Coro areniani, insieme a personaggi come Plácido Domingo (che con Serena Autieri canterà Dicitencello Vuje), Vittorio Grigolo (O sole mio), Gigi D'Alessio (O surdato nnammurato), Sal Da Vinci (Tu can un chiagne), Serena Rossi (Era di maggio), Massimo Ranieri (Te vojo bene assaje), Gianni Morandi ("Che non proporrà una canzone napoletana classica - precisa Milly - ma una moderna che le compendia tutte: Caruso di Dalla") e Patti Smith, che offrirà la sua Because the night, e che in un video-messaggio racconta come "nel mio cuore ci sia l'opera italiana, specialmente Puccini. L'ho amato fin da bambina. Quand'ero malata la sua musica m'ha ridato la voglia di vivere". L'opera sarà celebrata con una sfilata delle più grandi arie liriche, "non solo cantate ma anche rappresentate in grandiosa forma scenica - spiega Cecilia Gasdia, sovrintendente dell'Arena - e affidate a grandi talenti come Francesco Meli, Eleonora Buratto, Maria Agresta". All'esterno dell'anfiteatro, invece, Paolo Belli imbandirà per mille persone una "cena italiana sotto il cielo", "a cui prenderanno parte - spiega lui stesso - 100 delegati Unesco in arrivo da Parigi". Allo spettacolo (che si concluderà col Brindisi della Traviata, "realizzato con gli undicimila spettatori dell'Arena") assisteranno più di quaranta ambasciatori di altrettanti Paesi. "Quello alla canzone napoletana classica non sarebbe un riconoscimento astratto - commenta Mazzi -. Punta ad obbiettivi molto concreti. L'anno prossimo a Napoli avremo due avvenimenti step verso la sperata risposta Unesco (l'avremo a dicembre 2028): la Louis Vuitton Cup a maggio e l'America's Cup a luglio.
Se tutto andrà bene, speriamo di portare a Napoli un milione di turisti delle radici: cioè gli stranieri che fra i loro progenitori hanno italiani emigrati all'estero. In giro per il mondo ce ne sono 74 milioni. La cultura fatta con passione porta anche risultati economici".