"Eccomi nel ruolo del medico che matura grazie alla malattia"

"Doc - Nelle tue mani" su Raiuno racconta una storia vera. "Ora capiamo che prendersi cura degli altri è fondamentale"

Coincidenza o fatalità? Un fatto è certo: la messa in onda di questa storia, proprio in questo momento, assume un significato imprevisto. E speciale. Per il tema, ma soprattutto per il contenuto, DOC - Nelle tue mani, da domani su Raiuno per quattro serate con protagonista Luca Argentero, ci porta infatti dentro ad un dramma simile a quello che stiamo tutti vivendo. E lo fa proprio con lo spirito col quale dovremmo viverlo. Ispirato all'autentica storia del dottor Pierdante Piccioni (e ai due libri in cui l'ha raccontata: Meno dodici e Pronto soccorso) DOC racconta di un medico che, a causa di un trauma cerebrale, perde la memoria degli ultimi dodici anni della sua vita. Pur continuando ad essere medico insomma- si ritrova malato. Invece di annientarlo questa condizione lo rafforza. Scopre cos'era diventato. E gli fa capire che la malattia può essere la sua seconda occasione. Può farlo diventare una persona (e un medico) migliore.

Che vuol dire per il suo medico ritrovarsi all'improvviso dall'altra parte del letto?

«Non ricorda di essere stato un primario tirannico, odiato da tutto l'ospedale. Non riconosce la figlia, perché la ricorda solo bambina. Non rammenta neppure di aver perduto un figlio; e che questa tragedia ha provocato la separazione da sua moglie. Una cosa sola sa: che vuol continuare a lavorare in ospedale. Così ricomincia tutto da capo. Ma lo fa cercando di diventare un medico (ovvero una persona) diversa».

E dare un senso positivo ad un'esperienza negativa è la stessa riflessione cui molti di noi sono stati spinti in questi giorni.

«Sì. La messa in onda di DOC proprio nel pieno di questo dramma collettivo mi sembra una coincidenza positiva. Inizialmente volevamo raccontare un'eccellenza del nostro Paese: il nostro personale sanitario. Dire che, nonostante tutto, siamo fortunati a vivere nel Paese in cui viviamo. Poi gli eventi hanno esaltato questa considerazione. Aggiungendone anche un'altra: mai come ora prendersi cura degli altri (non solo di un malato; anche di un genitore o di un vicino di casa) passa in cima alla lista delle priorità comuni».

L'impressione è che per lei quella di DOC non sia stata solo un'esperienza professionale.

«È così. Grazie al professor Landolfi del Policlinico Gemelli di Roma, ho fatto un mese di training nelle corsie del suo reparto. Beh: se da ragazzo pensavo Non farò mai il medico, oggi lo confermo. Mai potrei sostenere la responsabilità della vita di qualcuno. La parola medico non può essere accostata a lavoro. E' molto di più che un lavoro. Avvicinare ogni giorno la sofferenza altrui, nel tentativo di lenirla, può rispondere solo ad una vocazione spirituale. Mentre io sono solo un cantastorie. Da un mio film sbagliato, non dipende la vita di nessuno. Al massimo, può spingere qualcuno a cambiare canale».

E a lei personalmente, che tipo di riflessione suggerisce il dramma che stiamo attraversando?

«Proprio ieri leggevo una frase che mi ha molto colpito. In futuro niente sarà più contagioso del buon esempio. Se vogliamo avere un futuro diverso, ognuno di noi dovrà dare il proprio meglio nel suo piccolo. Chi ci governa può darci solo le regole. La responsabilità di applicarle, però, è soprattutto nostra».

Ha conosciuto il dottor Piccioni, il vero medico cui è ispirato DOC?

«Abbiamo avuto un rapporto strettissimo; lui ha seguito tutto il progetto, a partire dalla scrittura. E' proprio il tipo di dottore che ognuno di noi vorrebbe incontrare: positivo, sorridente, ottimista. Perfino ora che è al centro dell'emergenza esercita tra Lodi e Codogno- quando può mi manda messaggi d'incoraggiamento».

Il Coronavirus ha fatto chiudere il set di DOC in anticipo. Nonostante questo siete in grado di mandare in onda le prime quattro puntate. Quali altri suoi progetti sono saltati?

«Le repliche del mio spettacolo E' Questa la vita che sognavo da bambino?. Alla fine delle riprese di DOC mancavano solo cinque giorni. Le concluderemo appena possibile. Io sono uno che vive giorno per giorno. Inoltre fra poco diverrò padre. E in fondo l'arrivo di una nuova vita è proprio il modo migliore per ripartire».

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