I «Quaderni neri» di Heidegger raccontati senza preconcetti

In un saggio, Von Herrmann e Alfieri mettono in luce gli errori di traduzione e le glosse che hanno distorto il pensiero del filosofo

È nelle librerie Martin Heidegger. La verità sui Quaderni neri di Friedrich-Wilhelm von Herrmann (ultimo assistente del filosofo) e Francesco Alfieri (docente alla Pontificia Università Lateranense). Qualche mese fa avevamo fornito parziali anticipazioni ma la querelle sull'antisemitismo e sul reale o presunto nazismo del filosofo sembra essere definitivamente entrata nel vivo. Novità sopraggiunte avevano portato al rinvio della pubblicazione (pagg. 500, Morcelliana), già opzionata da vari editori internazionali, che si avvale della premessa di Arnulf, nipote di Heidegger, e della prefazione di Hermann, il figlio.

La prima novità non è di poco conto. La famiglia Heidegger ha deciso che per i nuovi volumi saranno ammesse solo le cosiddette Avvertenze; al contempo, traduttori e curatori dovranno astenersi da interpretazioni sul testo o giudizi personali. Altra novità è diretta conseguenza della meticolosa pianificazione di un lavoro che ha portato von Herrmann e Alfieri a confutare gran parte della recente pubblicistica. Sin dalla fase preparatoria, si sono infatti accordati su un metodo che prevedesse non solo l'approfondimento degli strumenti linguistici heideggeriani ma la minuziosa analisi dalle fonti. E qui l'attacco è a tutti coloro che le hanno utilizzate, manipolandole. In passato ci si sarebbe limitati a prendere pezzi isolati della opera del filosofo ed in alcuni casi addirittura a esprimere giudizi senza aver letto i Quaderni. Si sarebbe cioè tralasciata la particolare complessità di un linguaggio che non è possibile comprendere attraverso una interpretazione letterale. Tesi pregiudizialmente rinvigorite partendo già dalla scelta della locuzione: Quaderni neri.

Gli strali verso una lettura puramente ideologica sono stati ribaditi in una recente intervista ad un quotidiano svizzero, passata peraltro sotto silenzio in Italia. Nell'intervista von Hermann è diretto. Cita prima Peter Trawny e poi Donatella Di Cesare la quale «assume ingiustamente posizioni sull'antisemitismo di Heidegger che si contraddicono e che possono essere liquidate con una risata... Ci sono alcune cose che mi hanno fatto dubitare della sua capacità di capirlo fino in fondo». Dello stesso tenore le accuse a Trawny. Ma qui vi sarebbe l'aggravante di un reiterato interesse ad insinuare dubbi per il solo gusto del clamore mediatico.

Numerose critiche erano rivolte da Alfieri alla traduttrice Alessandra Iadicicco. Quando in un passo della traduttrice si legge: «il neutro collettivo con il quale Heidegger (...) indica alcune precise comunità etniche o nazionali è stato reso con carattere russo', carattere slavo', carattere cinese', carattere americano'. Unica eccezione è stata fatta, per Judentum che in questo secondo volume dei Quaderni è stato reso con ebraismo'» si commetterebbe un errore rilevante. Tuttavia, ribatte Alfieri, come Franco Volpi si è dovuto attenere nelle sue Avvertenze alle volontà editoriali del filosofo (all'epoca con la Klostermann) così anche la Iadicicco e gli altri dovranno fare lo stesso.

E poi vi sarebbe il caso paradigmatico di Edith Stein. Alfieri, che della filosofa ebrea è un esperto (i suoi libri sulla Stein sono tradotti in portoghese, rumeno, inglese e tedesco), nella sezione dei carteggi inediti rivela che colei la quale viene indicata con sufficienza da Donatella Di Cesare come la «scrivana di Husserl», rivolgendosi nel 1933 ad un collega dichiara di apprezzare molto il confronto intellettuale con Heidegger mentre, ancora nel 1938, nella sua opera Essere finito ed Essere eterno, gli dedica un'appendice.

Per Alfieri, molte delle distorsioni si produrrebbero perciò da termini mal interpretati come, per esempio, la parola Wüste (deserto) che non dovrebbe essere in alcun modo legata al popolo ebraico: «Donatella Di Cesare aggiunge termini mai esibiti da Heidegger. Il suo tentativo - spiega Alfieri al Giornale - sarebbe non solo quello di screditare Heidegger ma anche tutti coloro che gli girarono attorno come magari la Stein. Il nostro scopo è invece leggere i Quaderni sine ira e sine glossa. Il lettore si accorgerà sin da subito delle insinuazioni di Trawny cavalcate dalla Di Cesare e che d'ora in avanti non avranno più ragione di esistere. Ora si volta pagina e lo si fa in maniera oggettiva. E forse una delle sorprese più significative il lettore la troverà sul concetto di auto-annientamento che è stato il più colossale fraintendimento sulla vicenda di Heidegger e gli ebrei».

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Commenti

pino4858

Mar, 03/05/2016 - 10:42

Ogni verità è sempre ridefinibile. la potenza del linguaggio!