Un posto a teatro "Muhammad Alì", un vero pioniere del teatro senza spettatori

Oltre 2500 soltanto sulla pagina Facebook del Nest Napoli Est Teatro e un totale, in poche ore, di 14.500 visualizzazioni. Nel mondo reale corrispondono, visto che il Nest ha 98 posti, a quasi 150 repliche: sono questi i numeri della diretta streaming (e delle «repliche» che proseguono sul canale Facebook ogni volta che si clicca su play nel post di Compagnia Nest) partite il 9 marzo per lo spettacolo «Muhammad Ali», regia di Pino Carbone. Ci si chiede come farà il teatro a tornare ai numeri abituali dopo questo «bagno di folla», ma soprattutto se l'assoluta assenza di fisicità proposta dalla rete aggiunga o tolga qualcosa all'essenza delle pièce. Di certo uno spettacolo sul corpo è un ottimo test per scoprirlo: il protagonista di Muhammad Alì, Francesco Di Leva - in questi giorni in tv grazie al film Rai di Mario Martone «Il sindaco del Rione Sanità», altra operazione di transmedialità dal teatro di De Filippo - è infatti in questa performance prima di tutto materia e solo dopo parola. Materia elastica, massiccia, oppositiva, «pronta, forte, nera». Un corpo che fa dell'allenamento una battaglia e della sfida una preghiera. Un corpo che canta, salta, danza e aspetta: che l'avversario, il regista, il destino gli dicano quale sarà il prossimo colpo da sferrare e con quale intenzione. Apparire, giocare, amare, uccidere, sopravvivere. Ma solo Alì - il pugile, l'attore - potrà decidere quando è finita, se vivere o morire: «Tu sei il tuo nemico», gli intima la regia, o la propria voce interiore. La prova è ardua, perché lo streaming è da casa, con l'occhio della telecamera che riduce impietosamente il respiro della scena. Ma Di Leva convince: l'energia arriva, il corpo rompe le regole e passa il limite, l'azione si fa presenza per tutti i cinquanta minuti della registrazione. E il Nest ha messo in piedi una intera stagione «virtuale: tutte le info, naturalmente online.

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