L'Ungheria chiude le porte e slitta il Giro

La sfida in rosa a rischio. Annullata solo due volte: per le Guerre Mondiali

Non ci sarà la festa di maggio, forse sarà a giugno o ad agosto, magari a settembre, chissà, ma una cosa è certa: il prossimo 9 maggio il Giro d'Italia non partirà. Quest'anno slitta a data da destinarsi.

La scelta era nell'aria, e alla faccia di Uefa e Fifa che sono stati lì giorni e giorni a pensare cosa fare, il mondo del ciclismo italiano ha preso le sue belle decisioni dolorose con velocità e fermezza. Anche per Rcs Sport la scelta non è stata né semplice né facile. Anche per loro Strade Bianche, Tirreno Adriatico, Giro di Sicilia, Sanremo e adesso Giro d'Italia significa cassetta, fatturato, quattrini e anche tanti, si dice più di 70 milioni, ma davanti ad una tragedia, bisogna riconoscere con assoluta franchezza che sono stati a dir poco esemplari. Bravo l'Ad Paolo Bellino, bravo il direttore del Giro Mauro Vegni, in questo caso bravi davvero tutti.

L'edizione numero 103 del Giro d'Italia dunque non partirà, come previsto, da Budapest sabato 9 maggio, a causa dell'emergenza sanitaria legata al diffondersi del coronavirus. «Il governo ungherese a causa del diffondersi del coronavirus ha dichiarato lo stato di emergenza che proibisce l'organizzazione di eventi di massa e rende impossibile organizzare eventi internazionali - si legge nella nota di Rcs Sport -. Di conseguenza il Comitato Organizzatore delle tappe ungheresi del Giro d'Italia ha dichiarato l'impossibilità di ospitare la Grande Partenza della Corsa Rosa in Ungheria nelle date inizialmente previste. Le parti hanno ribadito la loro determinazione a lavorare insieme per consentire al Giro di partire dall'Ungheria in una data successiva».

Chiaro, esemplare, con un'unica aggiunta, neanche tanto marginale o superflua. La nuova data sarà annunciata non prima del 3 aprile quando termineranno le disposizioni previste dal decreto del governo e dopo che l'organizzazione si sarà confrontata con lo stesso governo, gli Enti locali e territoriali e le Istituzioni sportive italiane e internazionali.

Il Giro si ferma, per il momento, nella speranza e con l'augurio di non dover arrivare ad annullare tutto, come avvenuto solo due volte nella ultracentenaria storia della corsa rosa: per la Grande Guerra (1915-1918) e per la Seconda (1941-1945). «Faremo di tutto per poter salvare le nostre corse, ma in questo momento è anche giusto dare il giusto peso alle cose. Adesso come adesso le priorità sono altre», ha detto il direttore del Giro Mauro Vegni.

Intanto in Francia si continua a correre. Ieri sesta tappa della Parigi-Nizza, con vittoria del belga Tiesj Benoot, davanti a Michael Matthews e Sergio Higuita: Nibali sesto (anche nella generale). Oggi settima e ultima tappa. Gli organizzatori hanno deciso di tagliare l'ultima frazione, quella che avrebbe condotto i corridori a Nizza. «In accordo con le autorità, con l'UCI e la città di Nizza, gli organizzatori hanno deciso di porre il traguardo finale della corsa a Colmiane al termine della settima tappa», si legge nel comunicato emesso dagli organizzatori. Bravi ma lenti.

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