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Il caldo va affrontato senza ideologie

Da anni assistiamo a una tendenza che attribuisce qualsiasi evento meteorologico all’azione dell’uomo. Fa caldo? Colpa dell’uomo. Piove troppo? Colpa dell’uomo

Il caldo va affrontato senza ideologie
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Gentile Direttore Feltri,

leggo che l’ondata di caldo di fine giugno avrebbe provocato oltre diecimila decessi in eccesso in Europa. Confesso di essere rimasto colpito da questi numeri. Il caldo esiste da sempre, le estati torride non sono certo una novità e ricordo anch’io stagioni in cui le temperature erano insopportabili senza che si parlasse di migliaia di vittime attribuite al clima. È davvero tutto così semplice?
Oppure anche su questo tema stiamo assistendo a una lettura sempre più ideologica della realtà, dove ogni fenomeno naturale viene automaticamente ricondotto alla responsabilità dell’uomo e ai cambiamenti climatici?


Caro Tiberio,

il caldo può uccidere, soprattutto le persone anziane e fragili. Sarebbe sciocco negarlo. Così come sarebbe sciocco ignorare i dati quando mostrano un aumento della mortalità durante un’ondata di calore. La prudenza, però, impone anche di non trasformare ogni statistica in uno slogan.
Quei numeri descrivono un eccesso di mortalità registrato in un determinato periodo. Stabilire con assoluta certezza quante di quelle persone siano morte esclusivamente per il caldo è un’operazione ben più complessa. L’età avanzata, le patologie pregresse, le condizioni di salute individuali sono fattori determinanti che non possono essere cancellati da una narrazione troppo semplificata.
Il punto è un altro. Da anni assistiamo a una tendenza che attribuisce qualsiasi evento meteorologico all’azione dell’uomo. Fa caldo? Colpa dell’uomo. Piove troppo? Colpa dell’uomo.
C’è la siccità? Ancora colpa dell’uomo. Il risultato è che ogni fenomeno naturale diventa immediatamente una conferma di una precisa visione del mondo. Eppure il clima terrestre non è mai stato immobile. La storia del pianeta è costellata di periodi più caldi e più freddi, ben
prima dell’industrializzazione. Esistono studiosi che attribuiscono un ruolo predominante alle attività umane e altri che ritengono il clima governato soprattutto da cicli naturali di lunghissimo periodo. È un dibattito scientifico reale, non una bestemmia contro la scienza.
Ciò che mi convince poco è la pretesa di trasformare una questione complessa in un dogma morale. Quasi che l’uomo contemporaneo debba essere considerato colpevole di ogni fenomeno atmosferico. È una narrazione che finisce per assomigliare più a una religione laica che a un confronto scientifico.
Proteggere gli anziani durante le ondate di calore è doveroso. Rafforzare l’assistenza sanitaria, prevenire la disidratazione e mettere in sicurezza le persone più vulnerabili è un compito concreto dello Stato. Molto meno utile è utilizzare ogni estate torrida per alimentare sensi di colpa collettivi o per trasformare un evento naturale in un processo permanente all’umanità.


La scienza vive di domande, verifiche e confronto tra ipotesi. L’ideologia, invece, pretende risposte definitive. E quando la seconda prende il posto della prima, il rischio è che si smetta di ragionare e ci si limiti a ripetere slogan.

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