Gentile Direttore Feltri, in questi giorni si è molto parlato del ministro Carlo Nordio e del suo interessamento alla vicenda della richiesta di grazia per Mario Roggero. La sinistra sostiene che avrebbe dimostrato di non conoscere nemmeno le proprie competenze costituzionali e che il Presidente della Repubblica l’avrebbe convocato per spiegargli come funziona l’istituto della grazia. Lei che cosa ne pensa?
Luca Cavallari
Caro Luca, ogni volta che Carlo Nordio compie un passo, la sinistra si precipita a spiegargli come dovrebbe fare il ministro della Giustizia. È un copione ormai collaudato: qualunque iniziativa assuma viene trasformata nella prova definitiva della sua presunta inadeguatezza.
Questa volta il pretesto è la vicenda della possibile grazia a Mario Roggero. Da alcune ricostruzioni giornalistiche sembra quasi che Nordio abbia avuto bisogno di una lezione accelerata di diritto costituzionale impartita dal Presidente della Repubblica. Francamente, è una rappresentazione che trovo poco credibile. Stiamo parlando di Carlo Nordio. Non di un neofita della politica. Non di un parlamentare arrivato ieri. Parliamo di un magistrato che ha dedicato decenni della propria vita allo studio e all’applicazione del diritto, di un giurista che ha costruito la propria autorevolezza ben prima di entrare in politica. Pensare che una figura del genere ignori che la concessione della grazia spetti al Capo dello Stato significa attribuirgli una superficialità che la sua storia professionale semplicemente smentisce. Una cosa è il ruolo costituzionale del Presidente della Repubblica, che nessuno mette in discussione. Un’altra è il ruolo politico e istituzionale del ministro della Giustizia. Il caso Roggero ha suscitato una mobilitazione senza precedenti. Migliaia di cittadini hanno firmato una petizione, il dibattito pubblico è stato acceso, molti italiani hanno espresso la convinzione che quella vicenda meritasse una particolare attenzione. Che cosa avrebbe dovuto fare il ministro?
Fingere che tutto questo non esistesse? Un ministro non è un notaio chiuso nel proprio ufficio. Governa un settore delicatissimo dello Stato e ha anche il dovere di ascoltare ciò che accade nel Paese.
Ascoltare, però, non significa decidere. Valutare una vicenda non significa sostituirsi al Presidente della Repubblica. Prendere in considerazione una richiesta proveniente da una parte dell’opinione pubblica non equivale a usurpare prerogative che la Costituzione attribuisce ad altri.
Mi pare che nel dibattito di questi giorni si stiano confondendo piani completamente diversi. Naturalmente, se tra Quirinale e Ministero vi è stato un chiarimento istituzionale, ben venga. Le istituzioni dialogano anche per definire con precisione i rispettivi ambiti di competenza. Fa parte della fisiologia della Repubblica. Quello che invece non condivido è la caricatura secondo cui Nordio avrebbe avuto bisogno di essere istruito sui fondamenti del diritto costituzionale. Mi permetta di sorridere. Se c’è una persona alla quale difficilmente occorre spiegare la distribuzione delle competenze prevista dalla Costituzione, è proprio Carlo Nordio.
Possiamo discutere le sue decisioni politiche. Possiamo criticarle.
Possiamo ritenerle sbagliate. È il sale della democrazia.
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