Gentile Direttore Feltri, ho letto con grande dispiacere del ritrovamento del corpo del marito del ministro Eugenia Roccella, disperso ormai da oltre un mese nelle acque del lago di Vico. Una tragedia che colpisce chiunque abbia un minimo di sensibilità. Mi ha però colpito anche un altro aspetto: quest’estate sembra che le cronache siano piene di annegamenti, soprattutto nei laghi. Possibile che nel 2026, con tutta la tecnologia, le informazioni e la prevenzione di cui disponiamo, continuiamo a morire così? Perché accade?
Luisa Brambilla
Cara Luisa, innanzitutto desidero esprimere la mia sincera vicinanza al ministro Eugenia Roccella e alla sua famiglia. Perdere il congiunto è una tragedia che lascia senza parole. E lo dico da vedevo, avendo da poco perduto mia moglie Enoe. Ma credo che subire tale perdita in questo modo sia ancora più drammatico. Immaginare un mese di ricerche, di speranze, di attese, di domande senza risposta, per poi ricevere la notizia che nessuno vorrebbe mai ricevere, è qualcosa che lacera il cuore. A volte ci dimentichiamo che dietro le figure pubbliche ci sono esseri umani che soffrono esattamente come tutti noi. Detto questo, questa vicenda ci obbliga anche a riflettere su un fenomeno che, estate dopo estate, continua a ripetersi con una frequenza impressionante. Ogni anno in Italia centinaia di persone perdono la vita per annegamento. Una parte consistente di questi decessi avviene proprio nelle acque interne: laghi, fiumi, torrenti. Se si guarda il dato complessivo, si arriva a circa trecento vittime l’anno. Eppure continuiamo a comportarci come se il pericolo riguardasse sempre gli altri. È una caratteristica dell’essere umano. Siamo bravissimi a riconoscere i rischi quando colpiscono il vicino di casa, ma siamo altrettanto bravi a convincerci che a noi non potrà mai accadere nulla. Pensiamo di conoscere il nostro corpo meglio di quanto lo conosciamo davvero. Pensiamo di essere più forti, più prudenti, più allenati, più capaci degli altri. È una forma di presunzione che appartiene un po’ a tutti noi. L’acqua, invece, non perdona. Ed è proprio il lago, a mio giudizio, uno degli ambienti naturali più ingannevoli che esistano. Il fondale di un lago è spesso sconosciuto. Può essere melmoso, irregolare, ricco di vegetazione sommersa, con improvvisi cambi di profondità. L’acqua può essere molto più fredda di quanto sembri in superficie. Bastano pochi metri per incontrare differenze di temperatura capaci di provocare uno shock fisico, un crampo, un malore. E quando qualcosa va storto non sempre c’è qualcuno pronto ad aiutarti. Per questo motivo ritengo il tuffo in un lago un gesto che richiede prudenza estrema.
