SUL SATELLITE IL FASCINO DEL «CODICE DA VINCI»

Tra i meriti della programmazione della tivù satellitare ve ne è uno di natura pratica, molto utile per il telespettatore: la possibilità di scegliere quando vedere un dato programma in orari e giorni differenti in modo da costruirsi un personale palinsesto a seconda delle proprie esigenze. Si chiama in termini tecnici «multiprogrammazione» e consente, ad esempio, di non perdersi un bel documentario come Il Codice Da Vinci: la vera storia, che National Geographic ha trasmesso negli ultimi giorni nella prima serata di martedì e il pomeriggio successivo alle 17, con un'ulteriore possibilità di intercettarlo il prossimo 3 settembre alle 23. Per chi ancora non l'avesse visto è una buona occasione per accostarsi alla migliore tradizione documentaristica di National Geographic, apprezzando il felice assortimento tra la vivacità narrativa e una capacità di sintesi che riesce a mantenere fluido e chiaro il racconto anche in presenza di argomenti molto articolati. Proprio come nel caso del best seller di Dan Brown che, come sanno i suoi tanti lettori, ha suscitato una ridda di accese polemiche rilanciando con grande ardore letterario l'ipotesi che Gesù fosse legato sentimentalmente a Maria Maddalena, circostanza che la Chiesa non si poteva permettere di avallare. Il documentario, attraverso un'intervista allo scrittore intercalata da una fitta serie di testimonianze di storici, studiosi ed esperti (tra i quali Umberto Eco, piuttosto sprezzante nei confronti di Brown come di qualunque successo editoriale che non profumi come la sua rosa) ha avuto il merito di trattare lo spinoso argomento salvaguardando il fascino dell'ipotesi ma trattandolo con il dovuto distacco cronistico, in modo tale che il telespettatore potesse avere quante più informazioni possibili sulla questione incrociando i dati storici con le suggestioni della tradizione leggendaria tramandata oralmente, le convinzioni di Brown con una serie di domande incalzanti all'insegna dello scetticismo, i pochi appigli scientificamente certi con la babele di contraddizioni storiche che il libro farebbe emergere. In alcuni momenti il documentario sembrava convergere decisamente verso i tratti rigorosi dell'inchiesta, in altri frangenti preferiva affacciarsi sulla soglia del mistero lasciandogli spazio per insinuarsi nella mente dello spettatore. Il quale, nel frattempo, aveva la possibilità di seguire l'ipotizzato itinerario della fuga di Maria Maddalena in Provenza dopo la morte di Gesù, i tanti segnali della sua presenza nel sud della Francia insieme alla figlia, le presunte prove secondo cui Leonardo Da Vinci, in qualità di appartenente ai Priori di Sion, sarebbe stato tra i custodi del grande segreto ipotizzato da Dan Brown. Al tirare delle somme, un bell'esempio di documentario fascinoso.
roberto_levi@libero.it

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