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Ucciso con lo straccio in bocca: 5 coinquilini finiscono in manette

Immobilizzato a terra dopo la lite notturna un peruviano 39enne è morto ieri all'alba

Ucciso con lo straccio in bocca: 5 coinquilini finiscono in manette
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All'alba di ieri, in un anonimo appartamento di via Ghini 4, al Vigentino, periferia sud della città, una lite tra coinquilini è degenerata in tragedia. Ricardo Radahelly Salinas, 39enne peruviano regolare in Italia e incensurato, è morto dopo essere stato bloccato a terra con uno straccio infilato in bocca. Trasportato in codice rosso al Policlinico, i medici non hanno potuto far altro che constatarne il decesso poco dopo le sei del mattino.

Secondo la ricostruzione dei carabinieri della Compagnia Porta Monforte e della Stazione Vigentino, nella notte tra mercoledì e giovedì qualcosa sarebbe scattato nella mente di Ricardo. L'uomo, che divideva l'appartamento con altri dieci sudamericani tutti regolari, tutti incensurati avrebbe dato in escandescenze, probabilmente sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Ha iniziato a litigare furiosamente, aggredendo i coinquilini con calci, pugni e persino morsi. Una violenza improvvisa e incontenibile.

I compagni di appartamento, spaventati e sopraffatti, hanno tentato di fermarlo. Lo hanno immobilizzato a terra. In quel frangente, qualcuno gli ha infilato uno straccio in bocca da mordere e per farlo smettere di urlare. Un gesto estremo, nato dalla paura e dal caos di una notte che è sfuggita di mano. Uno dei presenti, che secondo gli investigatori non avrebbe partecipato direttamente all'aggressione, ha chiamato il 118 riferendo che un uomo si era sentito male. Quando i sanitari sono arrivati, per Ricardo non c'era più nulla da fare.

I carabinieri, intervenuti sul posto, hanno arrestato in flagranza cinque peruviani di 26, 34, 47, 49 e 50 anni. Sono accusati di omicidio volontario con dolo eventuale in concorso. Tutti e cinque sono stati condotti nel carcere di San Vittore. Gli altri coinquilini sono al momento sentiti come persone informate sui fatti.

Si tratta di una storia che racconta, in controluce, le difficoltà di vite ai margini, stipate in appartamenti sovraffollati della periferia milanese. Uomini che lavorano, regolari, senza precedenti, ma che condividono spazi stretti, tensioni quotidiane e, talvolta, fragilità che esplodono all'improvviso. La droga, quasi certamente, ha giocato un ruolo decisivo nell'escalation che ha portato alla morte di Ricardo.

Un dramma che lascia sgomenti. Da una parte un uomo solo, in preda a un raptus che gli è costato la vita. Dall'altra cinque persone che, nel tentativo disperato di difendersi, hanno oltrepassato il limite. Una dinamica su cui i magistrati dovranno fare piena luce: esiste stato di necessità? O si è trattato di una reazione sproporzionata che ha trasformato una rissa in omicidio?

Via Ghini 4, ieri mattina, era silenziosa. Solo il via vai degli investigatori e il sigillo sull'appartamento. Una casa come tante, dove dieci persone cercavano di ricostruirsi una vita in Italia e dove, invece, è rimasta impressa l'ombra di una morte assurda.

Ricardo Radahelly Salinas se n'è andato così, soffocato sul pavimento di una stanza condivisa, tra muri che hanno visto troppa rabbia e troppo poco spazio. Una fine tragica che riapre il dibattito sulle condizioni abitative di tanti lavoratori stranieri nella città, spesso invisibili fino a quando non accade l'irreparabile.

I cinque arrestati, al momento, non hanno ancora reso dichiarazioni.

Il pm titolare del fascicolo dovrà valutare con attenzione le posizioni individuali, distinguendo chi ha materialmente partecipato e con quale intensità. Intanto, la Procura ha disposto l'autopsia sul corpo della vittima per chiarire le cause esatte del decesso.

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