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Vaticano

l ruggito di Leone contro l’eutanasia: “Togliere la vita non può essere normale”

Il Pontefice si scaglia contro la legge voluta da Macron sul suicidio assistito: “Ciò che è legale non è necessariamente morale”. L’incontro coi vescovi francesi: “La Chiesa si faccia sentire nella sfera pubblica”. E agli ammalati: “Siete il cuore pulsante dell’umanità”

Papa Leone XIV durante la preghiera del Santo Rosario e processione aux flambeaux al Santuario di Nostra Signora di Lourdes in occasione del viaggio apostolico in Francia, 27 settembre 2026. (Foto Vatican Media/LaPresse) DISTRIBUTION FREE OF CHARGE - NOT FOR SALE

Domenica nera per Emmanuel Macron a cui saranno fischiate pesantemente le orecchie. Mai, infatti, Leone XIV era stato così netto e al tempo stesso così esplicito nel condannare una legge statale. Lo è stato ieri tuonando contro il testo sul suicidio assistito promulgato quest’estate dall’inquilino dell’Eliseo.

Il «ruggito» di Leone contro l’eutanasia è arrivato nel discorso rivolto direttamente ai malati incontrati nel pomeriggio a Lourdes. «Ciò che è legale non è necessariamente morale», ha sentenziato il Papa tuonando che «è impossibile considerare normale togliere la vita». Per Prevost la «tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta», con buona pace di quel diritto all’aiuto alla morte evocato nel testo voluto da Macron e votato dalla sinistra francese.

Il Papa ha parlato agli ammalati presenti, invitandoli a non sentirsi un peso, perché, al contrario, essi sono «il cuore pulsante della nostra umanità e un tesoro prezioso per la Chiesa». Da quello che ha chiamato il «santuario della sacralità della vita» ha sollevato anche un monito alla scienza, dicendo che «nessuno ha il diritto, mai, sulla base di algoritmi di laboratorio, di decidere della vita di un determinato embrione o di una determinata persona anziana». Alla medicina ha ricordato che «non potrà mai farsi serva della morte programmata» incoraggiando «a sviluppare senza sosta le strutture di cura palliativa».

Ogni scudisciata papale anti-eutanasia, in un francese allenato ad hoc per l’occasione, è stata accolta da un boato della folla di Lourdes. Di difesa della vita aveva parlato prima di pranzo, nell’omelia della messa celebrata nella prateria del santuario davanti a 150mila fedeli. Un’omelia, anche lì, dedicata a stigmatizzare le «correnti attuali che cercano di ridefinire il valore della vita umana di fronte alla malattia, alla sofferenza o alla vecchiaia».

Una giornata contrassegnata da un climax battagliero iniziato dalla prima mattinata nell’incontro coi vescovi francesi ai quali ha detto che «la voce della Chiesa ha tutto il diritto di farsi sentire nella sfera pubblica». Parole anche queste dirette a blindare la Conferenza episcopale dagli attacchi di ingerenza ricevuti nei mesi scorsi per la posizione critica sull’eutanasia. Nel tardo pomeriggio, prima del momento clou rappresentato dalla processione serale con fiaccolata, la marea umana di Lourdes era già galvanizzata per i discorsi pro-life di Leone. Un mix tra commozione e gratitudine si intravedeva negli sguardi di malati e operatori presenti.

Leone XIV ha incontrato anche tre «miracolate» di Lourdes: Antonietta Raco, suor Bernadette Moriau e Delizia Cirolli. Parlando con Il Giornale dal santuario, Sandro De Franciscis, a lungo presino della Chiesa.

«Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale», avverte nell’omelia della messa nella spianata del Santuario di Lourdes davanti a oltre 150mila fedeli. Un passaggio che suona come un mea culpa. Non cita esplicitamente gli «errori» commessi dalla Chiesa, «al suo interno», ma è facile immaginare che tra le «ferite profonde», le «infedeltà» e i «dolorosi smarrimenti» ci sia anche il tema degli abusi. Il tema è scottante per la Chiesa francese, a cinque anni dal rapporto choc che aveva stimato in 216mila il numero di minori vittime dente del Bureau des Constatations Medicales di Lourdes che indaga sulle guarigioni, ha confidato di avere l’impressione che «questo Papa è colui che aiuterà la Francia a ritornare la figlia prediletta della Chiesa».

Per malati e volontari italiani un viaggio provvidenziale perché in coincidenza con il pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi a Lourdes.

De Franciscis ha definito quella di ieri «una giornata indimenticabile». E c’è da scommettere che anche Macron farà difficoltà a dimenticarla.