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Vaticano

L’atto di accusa sugli abusi del clero: “Flagello da eliminare”

Il Santo Padre ha ascoltato sette vittime “Essenziale la massima vigilanza”

epa13267158 Pope Leo XIV takes part in the prayer of the Holy Rosary and a candlelight procession at the Grotto of Massabielle, a Catholic place of pilgrimage situated beneath the Basilica of Our Lady of the Rosary, at the Sanctuary of Lourdes, France, 27 September 2026. The Pontiff's apostolic journey to France runs from 25 to 28 September under the motto 'So That the World May Have Life.' EPA/GUILLAUME HORCAJUELO

Lo chiama «flagello» (fléau in francese), utilizzando un termine ancora più forte di piaga, per indicare il cancro all’interno della Chiesa, ovvero gli abusi sessuali commessi dal clero. È il giorno dell’incontro, a porte chiuse, di Papa Leone con sette vittime di abusi: quattro uomini e tre donne; un faccia a faccia di due ore in cui il Pontefice ascolta, attento, le testimonianze di chi ha subito violenze. Storie di «dolore e sofferenza, vissuta talvolta purtroppo con la complicità o il silenzio di quanti avrebbero potuto aiutarli», riferirà in serata la sala stampa vaticana. Il Papa ribadisce «il proprio impegno perché il male vissuto non si ripeta per altri» e auspica di «poter lavorare insieme perché la comunità dei fedeli sia sempre più un luogo dove gli uomini e le donne, di ogni età, possano trovare conforto e guarigione».

Già in mattinata, Leone aveva chiesto ai vescovi francesi di «mantenere la massima vigilanza. È essenziale». E aveva esortato un «fermo impegno» per una «cultura della prevenzione e della protezione contro questi crimini». «Negli ultimi anni - sottolinea il Papa durante l’incontro con la Chiesa francese a Lourdes - avete affrontato con determinazione il doloroso flagello degli abusi commessi contro i minori da parte di membri del clero o in ambito ecclesiale. Avete adottato misure coraggiose per reagire attraverso l’ascolto, la ricerca della verità, della giustizia, del perdono e della riparazione, nonché attraverso un fermo impegno a favore di una cultura della prevenzione e della protezione contro questi crimini». «Vi ringrazio per quello che avete fatto, e so che alcuni momenti sono stati molto difficili per la vostra Conferenza. È opportuno continuare sulla strada intrapresa mantenendo la massima vigilanza».

Poco prima il Papa statunitense si era soffermato per alcuni istanti davanti alla foto del «bambino che piange», simbolo delle violenze sessuali commesse all’interno della Chiesa.

«Riconoscere i nostri errori è indispensabile per la crescita spirituale», avverte nell’omelia della messa nella spianata del Santuario di Lourdes davanti a oltre 150mila fedeli. Un passaggio che suona come un mea culpa. Non cita esplicitamente gli «errori» commessi dalla Chiesa, «al suo interno», ma è facile immaginare che tra le «ferite profonde», le «infedeltà» e i «dolorosi smarrimenti» ci sia anche il tema degli abusi. Il tema è scottante per la Chiesa francese, a cinque anni dal rapporto choc che aveva stimato in 216mila il numero di minori vittime dente del Bureau des Constatations Medicales di Lourdes che indaga sulle guarigioni, ha confidato di avere l’impressione che «questo Papa è colui che aiuterà la Francia a ritornare la figlia prediletta della Chiesa».

Per malati e volontari italiani un viaggio provvidenziale perché in coincidenza con il pellegrinaggio nazionale dell’Unitalsi a Lourdes.

De Franciscis ha definito quella di ieri «una giornata indimenticabile». E c’è da scommettere che anche Macron farà difficoltà a dimenticarla.

al suo interno dal 1950. Per il portavoce della Conferenza episcopale francese, monsignor Pierre-Antoine Bozo, «la questione degli abusi non può essere ignorata» e «deve sempre far parte delle nostre preoccupazioni». Gli fa eco il presidente della Conferenza episcopale, il cardinale Jean-Marc Aveline: «Abbiamo imparato a considerare questi atti innanzitutto dal punto di vista delle vittime, che ne subiscono le conseguenze per tutta la vita». Come segno di rispetto per le vittime di abusi, il vescovo di Lourdes, Jean-Marc Micas, ha coperto i mosaici di Marko Rupnik, l’ex gesuita accusato di abusi.