Fra 25 anni saremo invasi da 600mila immigrati

Previsione di fondazione Ismu e ricercatori dell’università Bicocca:
nel 2033 stranieri regolari due milanesi su tre. Tracciata la
mappa delle presenze. Aumentano gli extracomunitari giovani: ogni cento minorenni 18 provengono da altri Paesi

In trent’anni hanno raggiunto quota 200mila. E nei prossimi venticinque saranno almeno 600mila. Tradotto: nel 2033 due cittadini milanesi su tre potrebbero essere immigrati. È la fotografia dell’immigrazione in città, accompagnata da una previsione sul prossimo futuro, scattata dai ricercatori dell’università Bicocca in collaborazione con i responsabili della fondazione Ismu. Non soltanto è cambiata la geografia degli arrivi - negli anni Ottanta gli immigrati erano svizzeri, tedeschi e inglesi per la maggior parte -, sono cambiati anche stili di vita e prospettive.
Gli immigrati regolari residenti a Milano sono 176mila. Uno ogni sette italiani. Ai quali si aggiungono i clandestini, stimati in circa 40mila. Arrivano prevalentemente da Filippine, Egitto, Perù, Cina, Ecuador, Sri Lanka e Romania. Nel nostro Paese giungono per lavorare. E sembra che in molti riescano a farlo, se è vero che il tasso di disoccupazione è fermo al 5,7 per cento. «Si tratta di occupazioni di nicchia - spiega Laura Zanfrini della fondazione Ismu -. Attività per immigrati che putroppo hanno un’incidenza alta di lavoro in nero». E, infatti, gli uomini sono per la maggior parte dei casi operai, addetti alla ristorazione e agli alberghi, lavoratori del terziario, artigiani e commercianti. Le donne si dedicano alle pulizie di casa, alla cura degli anziani e alla ristorazione. «La loro capacità di produrre e guadagnare - prosegue - all’anzianità della loro immigrazione»
La presenza degli immigrati in città è molto eterogenea. Alcuni gruppi sono radicati in zone precise, altri sono distribuiti in modo capillare. Da una parte, quindi, ci sono i cinese, che in un triangolo immaginario compreso fra via Paolo Sarpi e la periferia Nord hanno costruito un impero di affari e interessi. Dall’altra parte ci sono filippini e cingalesi, che vivono in ogni zona della città, Duomo compreso. «La distribuzione degli immigrati - spiega Gian Carlo Blangiardo, docente di Statistica alla Bicocca - dipende da fattori diversi. Il mercato del lavoro, l’effetto passa-parola, gli interessi economici. I cinesi hanno concentrato gli affari in una zona, i filippini e i cingalesi lavorano nelle famiglie milanesi e quindi popolano anche la Cerchia dei Bastioni. Poi ci sono i romeni, i marocchini e gli egiziani confinati nelle periferie».
Nei prossimi anni il numero di immigrati è destinato ad aumentare in modo consistente. «Abbiamo calcolato che entro i prossini 25 anni gli stranieri saranno 600mila a fronte di una popolazione italiana di 800mila persone - conferma Blangiardo -. Il fenomeno interessa in modo particolare i giovani. Oggi su cento minorenni 18 sono stranieri. Nel prossimo futuro la percentuale raddoppierà».
Come tenderà a crescere il numero degli immigrati non immigrati. Ovvero di coloro che pur essendo nati in Italia, a Milano, vivono in bilico fra cultura occidentale e tradizioni lontane».