Abusivi, linea sempre più dura: «Già sgomberate 700 case Aler»

La sua corsa finisce qui. A causa di 20 euro chiesti in più alla cliente rispetto alla tariffa standard per la corsa Milano-Malpensa. Un’imprudenza denunciata al Comune dalla stessa cliente e per la quale ora non potrà più fare il tassista. La licenza di esercizio taxi numero 3384 dovrà essere restituita all’amministrazione comunale. Lui non potrà più rispondere alle chiamate del radiotaxi, ma neppure vendere quella licenza che 18 anni fa gli era costata un bel gruzzoletto, 110 milioni delle vecchie lire.
Così ha deciso la commissione Servizio auto pubbliche del Comune in un provvedimento disciplinare con il quale ha comminato a Mauro Benazzo, 55 anni, la pena massima: la revoca della licenza. Extrema ratio perché significa perdere sia il posto di lavoro sia il capitale della licenza che sul mercato oggi vale almeno 150mila euro. Tanto che adesso Mauro Benazzo, accompagnato dal suo avvocato con il quale ha tentato un inutile ricorso al Tar dice: «Sono pentito di quello che ho fatto. Toglietemi il lavoro, ma datemi almeno la possibilità di vendere la licenza, altrimenti la mia famiglia resterà sul lastrico». Per capire il perché di una sanzione così pesante bisogna andare indietro di cinque anni e rileggersi le pagine dedicate all’inchiesta della Procura sui tachimetri truccati dei tassisti milanesi. Tra le persone rinviate a giudizio c’è anche lui Mauro Benazzo. «Ho patteggiato a quattro mesi per truffa - racconta -. Per tutti sono una truffatore, ma se l’ho fatto è perché lo facevano tutti o quasi».
Furono dieci i tassisti rinviati a giudizio, ma lui oggi sostiene che «il fenomeno era molto più vasto. Gli altri furono solo più fortunati di me e riuscirono a farla franca». Per quella condanna la commissione disciplinare del Comune gli comminò anche 90 giorni di sospensione della licenza. Tre mesi dopo Benazzo potè rientrare in servizio. Lo scorso anno ecco arrivare al settore Auto pubbliche del comune la mail di una cliente. Raccontava di aver prenotato un taxi da via Bergognone a Malpensa e che l’autista in quell’occasione anziché chiederle 70 euro (il prezzo in vigore allora) per il tragitto, gliene aveva chiesti 90. Lei aveva pagato senza discutere perché era in ritardo con il check-in, ma poi aveva deciso di sporgere reclamo. Mauro Benazzo si era difeso dicendo di non ricordare l’episodio, ma che se così era andata si rendeva disponibile a ridare i 20 euro in più alla signora. Mai avrebbe immaginato che si sarebbe innescato un effetto a valanga. La commissione infatti si riunisce e oltre a 10 giorni di sospensione dal lavoro gli revoca anche la licenza. Inutile il ricorso al Tar che anzi sottolinea come la revoca sarebbe potuta avvenire anche solo per la truffa dei tachimetri truccati. «Faremo subito il ricorso al Consiglio di stato - spiega ora l’avvocato Daniele Steinberg -. Siamo in presenza di una sentenza che ha rovinato un lavoratore e buttato in strada la sua famiglia». La contestazione riguarderà in principal modo la possibilità di rientrare in possesso del valore economico della licenza. «Per poter scegliere un’altra strada e mantenere mia moglie e i miei due figli», dice Mauro Benazzo. Altrimenti la licenza 3384 verrà messa al bando e vinta (gratuitamente) attraverso un concorso tra gli aspiranti tassisti di Milano.