«Accogliete in affido i bimbi in difficoltà» Appello del Comune alle famiglie milanesi

«Lancio un vero e proprio appello alle famiglie milanesi: accogliete in affido un bambino in difficoltà». Tiziana Maiolo, assessore ai Servizi sociali, lancia la campagna del Comune che ha come obiettivo soluzioni più morbide per i minori che vivono in istituto o in famiglie con gravi disagi. Attualmente sono 1.450 i minori ospitati negli istituti di Milano in attesa di un affido familiare e 183 gli affidi in atto a Milano e provincia. «Il nostro obiettivo è quello di svuotare progressivamente gli istituti e di avviare percorsi di affido per i minori - ha spiegato Tiziana Maiolo -, però ci sono delle resistenze da parte delle famiglie a servirsi di questo strumento». Tanto che negli ultimi anni il numero dei bambini in affido è calato da 220 a 180. «In realtà non è un calo, ma una cautela dovuta alla ricerca di compatibilità tra il minore e la famiglia. È necessario un buon abbinamento» spiega Maiolo.
Uno degli ostacoli è che il 55 per cento di questi ragazzi è straniero e questo crea diffidenza nelle famiglie. Spiega la Maiolo: «È inutile negare che ci sia spavento, paura per le culture diverse e anche perché risulta difficile mantenere rapporti con le famiglie di origine che spesso vivono all’estero».
L’affido è un istituto molto diverso dall’adozione, sia per la durata (solitamente un massimo due anni) che per la flessibilità: si può avere l’affido a tempo pieno, ma anche con un impegno ridotto: è il caso dell’affido giornaliero, in cui il minore trascorre una parte della giornata con la famiglia affidataria, per esempio il pomeriggio dopo la scuola; con l’affido weekend o vacanze il bambino trascorre presso la famiglia periodi quali il fine settimane e le festività.
Per la famiglia affidataria, coppie sposate o conviventi, con o senza figli, ma anche single, è previsto un contributo medio di 500 euro mensili, a seconda del tipo di affido. «Negli Stati Uniti vi sono stati anche problemi con famiglie che ricorrevano all’affido per ragioni economiche, ma questo è un problema che a Milano non abbiamo» assicura la Maiolo.