Addio Arena, ora i matrimoni si celebrano a Palazzo Dugnani

Cerimonie nella Sala Tiepolo fresca di restauro. Il primo sì lo pronunceranno due cinesi

Andrea Fontana

Il primo «sì» sotto la volta affrescata dall’«Apoteosi di Scipione» lo pronuncerà una coppia di cinesi. Ed è un segno dei tempi visto che i matrimoni tra immigrati o tra un milanese e uno straniero sono stati nel 2005 tre su dieci. Da lunedì prossimo le nozze con rito civile saranno celebrate nella Sala Tiepolo di Palazzo Dugnani, che dopo un restauro durato cinque anni è pronta a ospitare le oltre duemila coppie che ogni anno si giurano amore eterno davanti a un rappresentante di Palazzo Marino.
Unioni civili che per il terzo anno consecutivo superano quelle religiose, anche se ormai tra le due non c’è più partita: i «sì» nella Sala Appiani dell’Arena civica sono stati 2.300, cinquecento in più di quelli all’altare. Una crisi dei riti religiosi che sembra inarrestabile: pressoché dimezzati nell’ultimo decennio, sono gli unici responsabili della flessione complessiva dei matrimoni in città che dall’inizio degli anni Novanta sono passati da circa 6.500 a poco più di quattromila. Sono molti, oltre settecento, i milanesi che scelgono la fuga per il giorno più importante e optano per una cerimonia con suggestivo paesaggio lacustre o direttamente nella meta della luna di miele, solo un centinaio invece i non residenti che si fanno attrarre dalle bellezze meneghine. C’è poi chi, una volta fatte le pubblicazioni, non si presenta neppure per il fatidico passo: «Sono state 127 queste coppie, forse qualcuno è rinsavito nell’attesa - scherza l’assessore ai Servizi civici Giancarlo Martella -. Ma al di là della battuta, spesso si tratta di extracomunitari per i quali le pubblicazioni di matrimonio servono solo per ottenere il permesso di soggiorno».
Se le nozze in parrocchia segnano il passo, quelle bilingui sono in ascesa con più di seicento milanesi con sposa straniera e duecento fanciulle rapite dal fascino dell’uomo venuto da lontano. Ma le mode cambiano: se fino a qualche anno fa le preferite dai giovanotti erano le svedesi, ora spopolano brasiliane e peruviane, mentre gli slavi hanno preso il posto dei maghrebini nel cuore delle ragazze da marito. «Questi numeri sono indice dell’integrazione degli immigrati a Milano - commenta Martella -: sono coppie che genereranno figli con religioni e tradizioni diverse di cui dovremo tener conto».
Con l’approdo sotto gli affreschi settecenteschi di Giambattista Tiepolo, i matrimoni alla milanese trovano la loro sistemazione forse definitiva dopo gli spostamenti che li hanno visti passare prima nella Villa Reale di via Palestro e poi all’Arena Civica. Nel maggio scorso la decisione di definire come «casa comunale» Palazzo Dugnani, l’ex Istituto femminile Manzoni di proprietà pubblica dall’Ottocento.