Addio a Enrico Donati, l’ultimo dei pittori surrealisti

L’artista americano di origine milanese Enrico Donati, ultimo grande pittore e scultore del Surrealismo, è morto nella sua casa di New York all’età di 99 anni: conquistò la simpatia di Andrè Breton e divenne il complice delle stravaganze performative dada-surreali di Marcel Duchamp, era sopravvissuto al Surrealismo e aveva attraversato diversi movimenti, compresi il Costruttivismo, l’Espressionismo astratto e lo Spazialismo. L’avventura artistica di Donati nasce dalla sua passione per la musica e per l’arte indiana del nord America. Dopo avere ottenuto una laurea in Scienze economiche all’Università di Pavia, per appagare le ambizioni dei genitori, Donati, che fin da bambino aveva preso lezioni di musica, in realtà desiderava diventare un compositore. Nel 1934 all’età di 25 anni, parte per un viaggio di tre mesi in America, per scoprire l’arte indiana ed esquimese che aveva avuto modo di vedere al Museo delle scienze di Milano e al Trocadero di Parigi. Di ritorno in Europa si stabilisce nella capitale francese e frequenta un gruppo ristretto di amici musicisti e compositori che abitavano nel quartiere di Montmartre. Decide allora di abbandonare la musica e di dedicarsi alla pittura: tramite Breton entra a fare parte del gruppo dei più giovani surrealisti tra cui Matta e Davide Hare, e formato da Yves Tanguy, Kurt Seligmann e Maria Martins.
Negli anni Quaranta Donati si trasferisce a New York e frequenta la New School for Social Research e la Art Students’ League a New York. Di quel periodo si ricorda l’opera «St Elmòs Fire» del ’44, che raffigura forme organiche appartenenti alla vita acquatica. Nel ’47, Donati prende parte all’organizzazione dell’Esposizione Internazionale del Surrealismo a Parigi e vi partecipa con tre opere.
Interessato al discorso delle forme organiche negli anni ’50 Donati dà vita a una serie di opere improntate sull’universo materico di Dubuffet. Quest’ultimo nel ’47 crea con Andrè Breton, Paulhan e Drouin la «Compagnie de l’art brut». Tra il ’62 e il ’72, Donati ricopre la carica di insegnante e tiene delle Letture alla Yale University.
La filosofia del linguaggio artistico di Donati che attraverso l’arte primitiva indiana e nell’esplorazione del surreale potremmo dire «materico», lo porta ad approfondire, negli anni ’60, l’elemento del «fossile» conferendo maggiore attenzione al colore, tra cui spicca «Red Yellow Fossil» del 1964.