Addio a Viola caposcuola dell’«Imagismo»

È scomparso i giorni scorsi, nella sua abitazione di Milano, il noto artista milanese Giuseppe Viola. Pittore, scultore, ceramista, nato a Milano il 1° gennaio 1933, ha all’attivo oltre 160 mostre personali in Italia e all’estero, ma soprattutto è ricordato come il caposcuola dell’Imagismo, la corrente pittorica nata negli anni 1968-70 come trasposizione del più noto movimento letterario anglosassone del primo Novecento, che ebbe in Ezra Pound la figura di maggior rilievo. I suoi lavori, tra cui le tele «I pescatori», «Al porto di Rimini», «Figure imagiste» o «La fame nel mondo» (per il quale ricevette il Premio Martini) figurano in importanti collezioni private ed enti museali, tra cui il Museo d'arte Moderna della Città del Vaticano, il Museo d'arte Contemporanea di Helsinki, il Museo dell’Informazione di Senigallia (Ancona) o la Pinacoteca Zelantea di Acireale (Catania). Nel lungo curriculum di Giuseppe Viola con i suoi oltre 60 anni di pittura e oltre 200 mostre, vale la pena menzionare che nel '72 il Comune di Milano dedicò una mostra di pittura sull'«imagismo», e in quell'occasione gli commissionò il ciclo di quadri dedicati alla seconda grande guerra, che l’artista terminerà nel 1975 con 12 grandi pannelli. Il Comune di Milano gli intitolerà questa collezione come Museo della Resistenza. Il Comune di Melzo con il patrocinio della Provincia di Milano, ha costituito il «Museo della Pace» interamente composto da 12 sue grandi opere.