Gli agricoltori: «Sempre meglio della siccità ma i danni sono gravi anche questa volta»

Il maltempo ha fatto danni non solo in città ma anche in campagna. E dopo temporali e giornate piene di pioggia, si fa la conta di quanto è stato distrutto e di quanto invece è recuperabile. La stima dei danni messa a punto dalla Coldiretti a livello nazionale non è affatto incoraggiante: l’acqua ha fatto danni per 100 milioni di euro e gli agricoltori lombardi non sono rimasti immuni.
Gli stessi agricoltori che un paio di anni fa avevano lanciato l’allarme siccità, ora hanno a che fare con un problema diametralmente opposto: l’acqua, la troppa acqua, che allaga le coltivazioni e rischia di mandare all’aria il lavoro di un anno. Nei primi giorni la pioggia è stata una benedizione ma da un paio di giorni a questa parte ha destato le preoccupazioni dei coltivatori lombardi.
Frane, smottamenti, grandinate ed esondazioni hanno colpito con violenza i campi, che in questa stagione sono coltivati a grano, mais, ortaggi e foraggere. Tanti agricoltori, che speravano di risollevarsi dalla crisi economica mettendo a segno buone vendite con la bella stagione, ora si mettono le mani nei capelli. I problemi nei campi agricoli ci sono stati ovunque, in alcune regioni di più e in altre di meno. Al Nord i disagi più rilevanti sono stati al Nord con in testa il Piemonte, messo del tutto in ginocchio dall’acqua. Per molte aree è stato chiesto l’avvio delle procedure per la dichiarazione dello stato di calamità. Anche le campagne della Lombardia hanno avuto i loro guai, soprattutto i campi a ridosso del Po.
Passata la piena del fiume, si cerca di sistemare tutto. Le difficoltà maggiori, stando ai dati diffusi dalla Coldiretti, pare siano state registrate nel cremonese dove l’Adda è straripato a Crotta, allagando ampi terreni.
Il peggio è passato, dicono gli esperti del meteo. Ma gli agricoltori si fidano a metà e con un occhio controllano costantemente il cielo. Non solo il tempo dovrebbe migliorare, ma ci si è anche preparati ad affrontare altre eventuali emergenze. Sotto il coordinamento della protezione civile, sono stati alzati gli argini dei fiumi più pericolosi, nelle periferie delle città e vicino ai campi coltivati.