Gli alberi di Abbado sfrattati dal centro finiscono sui Bastioni

Il disegno pensato da Piano prevede 2.500 piante tra le Mura Spagnole e la Cerchia dei Navigli. La presenza del verde contribuirebbe a ridurre temperatura e inquinamento

Una premessa necessaria: i progetti non si possono fare «a pezzetti», ma vanno considerati nella loro integrità. Così come sono stati pensati, in maniera organica e strutturata, seguendo un fil rouge ideale, così devono essere letti e valutati. Un messaggio tra le righe che arriva direttamente dallo staff di Renzo Piano al sindaco: non si può bocciare la promenade verde dal Castello al Duomo, e promuovere invece le passeggiate alberate della periferia. Guardando con una lente di ingrandimento disegni, sezioni e rendering la città del futuro che il maestro Abbado vorrebbe regalare ai milanesi, con il suo cachet di 90mila alberi, assume una dimensione diversa: se infatti nel cuore di Milano si parla di 220 piante, il numero sale man mano che ci si sposta verso l’esterno, 2500 nella Cerchia dei Bastioni e il resto all’esterno. Che non si dica che l’archistar si sia concentrato solo sul centro perché è più di effetto. La vera sfida, per l’architetto Alessandro Traldi dello staff di Piano, è un’altra: «capovolgere la prospettiva e iniziare a pensare che si possano avere alberi anche nella città storica». Gli architetti che hanno collaborato al progetto hanno macinato chilometri in sopralluoghi, misurando metro per metro marciapiedi e solette dal centro alla periferia. Il risultato? «Un progetto fattibile, serio e perfettamente realizzabile, approvato dalla Soprintendenza, con il placet di Atm e degli altri enti coinvolti. Il problema è politico - rilancia Traldi - e la soluzione deve essere trovata in fretta: il maestro Abbado aveva chiesto chiaramente di avere gli alberi in centro già in primavera. Peccato». Non si tratta nemmeno di soldi: dallo staff garantiscono di avere sponsor pronti a finanziare l’intero progetto.
Addentrandoci nella cerchia dei Bastioni scopriamo che aspetto potrebbe avere corso Genova se «rivestita» di frassini o aceri, 89 in tutto. Ottantanove? Sì avete letto bene i marciapiedi sono abbastanza larghi da ospitare i due filari di piante su entrambi i lati. «Certo bisognerà rinunciare a qualche posto auto, d’altronde è la visione della città che deve cambiare - spiega Traldi -. Le capitali europee vanno sempre più nella direzione di città senza auto».
In via De Amicis i 96 alberi si alternerebbero sui due lati del viale, interrompendosi nel tratto del parco: «De Amicis presenta un paesaggio molto duro, sembra quasi un canyon. Pochi i negozi e una cortina edilizia molto “slabbrata”». Ci spostiamo di qualche metro: siamo in viale Bligny, un esempio di ricucitura urbana. In una zona di minor pregio architettonico, rispetto alla cerchia più interna, i 100 alberi, alternati ai posti auto, renderebbero più piacevole la strada non solo alla vista ma anche al passaggio, garantendo l’abbassamento della temperatura di almeno un paio di gradi. L’intero masterplan si basa su calcoli scientifici: 90mila alberi equivalgono a 36mila kg di inquinanti in meno, 2 milioni e 700mila kg di anidride carbonica assorbita e un effetto rinfrescante pari a 110mila condizionatori in funzione 25 ore sue 24.
Piazzette, slarghi, angoli nascosti da mattoni rossi, potrebbero schiudere scorci verdi, come in Brera. «Questo tessuto presenta ancora qualche apertura dove i singoli alberi possono dialogare con i monumenti e la cortina edili e ingentilire l’aspetto totalmente costruito». Qui l’architetto paesaggista Franco Giorgetta per via Fiori Chiari ha pensato di sistemare otto aceri o addirittura degli alberi da frutto come dei ciliegi. Alberi in fiore potrebbero quindi fare da scenografia anche per piazza del Carmine e per piazzetta Formentini. «Nel sagrato delle due chiese, come già un tempo in quella di San Carlo in via Moscova e oggi all’Angelicum, possono trovare dimora brevi filari di due o tre alberi, così come all’imbocco di via Fiori Chiari».