Albertini: "Non mi candido a sindaco"

Marcia indietro dell'ex primo cittadino dopo le dichiarazioni espresse il giorno di Sant'Ambrogio: "allo stato" nessuna disponibilità a sfidare Letizia Moratti correndo per il terzo polo ma sostegno all'iniziativa con l'annuncio di un personale e "convinto"
impegno per Milano e per l’Italia "nei ruoli in cui potrò svolgerlo in futuro". Formigoni: "Ne ero sicuro"

Milano - Gabriele Albertini rinuncia a correre nuovamente per la guida della sua città come candidato del terzo polo. Dopo gli equivoci dei giorni scorsi il parlamentare europeo del Pdl ha pubblicato sul proprio sito personale la lettera inviata ai "triumviri" del nuovo polo, Gianfranco Fini, Pierferdinando Casini e Francesco Rutelli.

Condizioni insufficienti "Vi sono anche immensamente grato per l’altissimo onore che mi avete fatto, nel propormi la candidatura a sindaco della mia città - si legge nella missiva di Albertini - Tuttavia, allo stato, non esistono tutte quelle condizioni, che, fin dall’inizio di questo nostro dialogo e ripetutamente, vi ho rappresentato come necessarie ed indispensabili perchè mi senta e possa svolgere un ruolo utile e veramente efficace".

"Resto disponibile" "Nonostante questa mia rinuncia - così si conclude la lettera - alla vostra generosa offerta, resta invariato, nelle responsabilità e nei ruoli in cui potrò svolgerlo in futuro, il mio convinto impegno, non diversamente motivato dal vostro, per la mia città ed il nostro Paese".

Appoggio al terzo polo La lettera che Albertini ha inviato ai cosiddetti "triumviri" del terzo nuovo polo pur contenendo una rinuncia all’offerta di candidarsi a Milano, contiene un esplicito sostegno politico al progetto, benchè ancora l’ex sindaco sia un europarlamentare del Pdl. Rivolgendosi per nome a Fini, Casini e Rutelli e chiamandoli "cari", Albertini infatti ha espresso un endorsement convinto al progetto costituente di un nuovo soggetto politico: "Approvo le motivazioni del dibattito politico che vi vede protagonisti, ed in particolare, condivido con voi: l’affermazione dei valori etici, nella vita e nella politica, il rispetto delle Istituzioni, il culto della legalità, il riconoscimento del merito e la valorizzazione della professionalità...". E pur rinunciando, "allo stato", a diventare protagonista attivo di questa nuova iniziativa politica candidandosi sindaco a Milano, Albertini ha riconosciuto la centralità del capoluogo lombardo in questo passaggio. "Sono ugualmente convinto, come voi - si legge nella missiva - che da Milano possa partire un segnale di rinnovamento per il nostro Paese, quel buon Governo, che, le attuali difficoltà, ed ancor più, quelle del prossimo futuro, rendono indispensabile". Non è un caso, infatti, che la lettera di Albertini si concluda con l’offerta ai "triumviri" di un personale e "convinto" impegno per Milano e per l’Italia "nei ruoli in cui potrò svolgerlo in futuro".  

Formigoni convinto La decisione di Gabriele Albertini di non candidarsi a sindaco di Milano è letta dal presidente della Regione Lombardia come una sorta di conferma: "Ero convinto, conoscendo Gabriele Albertini, che non si sarebbe candidato", ha commentato il governatore a margine della presentazione stamani al grattacielo Pirelli, della novantesima edizione del Macef. "Non posso che dichiararmi soddisfatto - ha aggiunto Formigni - di questa decisione. In queste settimane ero stato scettico sulla sua candidatura ed avevo più volte detto"alla fine non si candidera". Sono soddisfatto di avere avuto la giusta intuizione".