Albrecht Dürer e i suoi «Capolavori incisi»

Esposti i lavori più celebri dell’artista fra cui «Il cavaliere, la morte e il diavolo», «Melanconia» e «San Gerolamo nella cella»

«L’esigenza primaria di un buon maestro pittore è quella di produrre cose nuove che non siano mai state prima nella mente di nessun uomo». Parole di Albrecht Dürer dal suo Diario. A questo sull’autore di Norimberga (1471-1528) il catalogo che accompagna la mostra milanese ha aggiunto traendo spunto anche dalla sua «Cronaca familiare», che non è privo di significato che l’autore più ammirato dell’arte tedesca fino a Beethoven abbia scelto la più avara, modesta e austera delle tecniche artistiche, e non è un caso che le sue poche decine di fogli abbiano fatto del loro autore, educato da artigiano nella cultura arretrata della Germania medioevale, il talento più seguito e imitato nella patria del Rinascimento. Dopo gli omaggi al grande Maestro, genio del Rinascimento a Venezia al Museo Diocesiano, a Roma nelle Scuderie del Quirinale e a Firenze agli Uffizi, è la volta di Milano che ospita nella storica sede della Salamon & C. che da anni si occupa di diffondere l’opera artistica di Dürer. Harry Salamon organizzò la prima esposizione in Italia nel 1969 a Palazzo Reale. In mostra sono esposti i lavori più celebri dell’artista fra cui «Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo», «Melanconia» e «San Gerolamo nella cella» a rappresentare la trilogia completa. Faranno inoltre da corollario tavole affascinanti come «Mostro Marino», «Ercole e gli effetti della gelosia», entrambi di ispirazione mantegnesca: le curiose opere innovative per il tempo dedicate al gusto popolare, come «Contadini al mercato» e «La coppia che danza», gioiose scene di genere che fecero capolino nell’arte europea per tutto il ’500. Superba prova un «Adamo ed Eva» del 1954. «Si tratta di un’esposizione che comprende venticinque incisioni che illustrano il momento magico di quell’evoluzione nella storia dell’arte che è stata la consapevolezza che attraverso la grafica gli artisti potevano esprimersi in totale libertà e autonomia rispetto alle grandi committenze. La grafica è un mezzo espressivo che ha consentito agli artisti di sviluppare temi che non avessero nulla a che vedere con quelli commissionati in pittura o scultura», spiega Lorenza Salamon. Infatti la grafica ha consentito nel tempo come mezzo artistico di sviluppare temi che non hanno avuto nulla a che fare con quelli commissionati in pittura o scultura.
Capolavori incisi alla Galleria Salamon via San Damiano 2 dal 17 aprile
all’11 maggio