All’Università Statale il test d’ammissione è il più costoso d’Italia

Per la prova 50 euro cui si aggiungono i prezzi dei libri. La maggior parte dei candidati sostiene più esami d’ingresso

Ore sui libri, tante speranze e soldi che se ne vanno in quantità. Di questo è fatta la vita dell’universitario milanese e alle aspiranti matricole, impegnate nei test di ingresso alle facoltà a numero chiuso, verrà subito dato un assaggio. Tra pochi giorni scade il termine per iscriversi alla prove, concentrate nei primi dieci giorni di settembre. L’anno scorso le hanno sostenute in 20mila, quest’anno potrebbero essere molti di più. E dovranno sborsare una bella cifra.
Per iscriversi a ogni singolo test della Statale si devono versare 50 euro, 40 al Politecnico e alla Bicocca. Un «contributo alle spese» chiesto anche in altri atenei pubblici italiani, ma con importi più bassi. Si va dai 15 euro di Firenze, ai 26 della Sapienza di Roma e di Padova, ai 30 di Torino per salire al massimo ai 42 di Bologna, cifra comunque al di sotto dei 50 euro della Statale. Non basta. Nel conto, le aspiranti matricole devono mettere anche i libri per preparare i test (dai 17 euro in su a volume) e il viaggio e l’albergo se arrivano da lontano e non hanno parenti in città. Senza contare chi, per giocarsi al meglio le sue carte, decide che il ripasso è meglio farlo andando a ripetizioni private. «Alla fine si prova più di un test: sempre più facoltà sono a numero chiuso, se non si passa in quella dei sogni, meglio avere un’alternativa» raccontano gli studenti. Così il conto sale, arrivando almeno a 150-200 euro, 400mila delle vecchie lire.
Ma è proprio necessario far pagare anche i test d’ingresso? «Organizzare la prova costa, se non chiedessimo un contributo ai ragazzi saremmo costretti a tagliare altri servizi» spiega Giovanni Azzone, prorettore vicario del Politecnico. Nel suo ateneo dovranno sottoporsi al test tutte le aspiranti matricole, circa 10mila. «Per gli ingegneri la prova serve a capire se lo studente ha il livello minimo di conoscenze per affrontare i corsi - prosegue Azzone -. L’importante è superarla, non importa con quale punteggio. Chi non ci riesce può iscriversi lo stesso a Ingegneria, ma non potrà sostenere esami finché non ha colmato la lacuna». Più vincolante è invece il test degli architetti. «Per loro non solo conta superarlo, ma è importante arrivare primi in graduatoria. I posti sono fissati a livello nazionale, il Politecnico non può accogliere più di 2500 matricole». Lo stesso succede per Medicina, Veterinaria, per la lauree del ramo sanitario (da Fisioterapia a Dietistica) e per chi vuole iscriversi a Scienze della formazione primaria. C’è poi il numero chiuso deciso dai singoli atenei, che per problemi di spazi o scarsità di docenti mettono un tetto agli iscritti di alcune facoltà, come la richiestissima Scienze della comunicazione.
Le prove hanno ovunque una struttura simile. Bisogna rispondere a una serie domande, scegliendo quale delle risposte proposte è corretta. «È una formula che funziona, per questo la riproponiamo e le diamo un valore vincolante - riprende il prorettore del Politecnico -. L’esito del test anticipa spesso quale sarà la carriera del ragazzo: chi fa bene di solito non incontra problemi negli anni successivi». A cambiare in base alla facoltà sono invece gli argomenti. In quelle scientifiche si insiste su biologia, chimica e fisica. In altri casi (architettura, psicologia, scienze della comunicazione) le domande abbracciano anche la storia e l’attualità.
Ma come ci si prepara? «Il test non va preso come un esame della patente - risponde Azzone -. Lo studente sarà messo alla prova su argomenti che affronterà negli anni seguenti. Per questo il primo consiglio è di capire che cosa mi sarà chiesto nel test, quali argomenti di fisica, statistica e così via». Per questo i libri, ma soprattutto le vecchie prove, sono utili: «Lo studente deve farsi un’idea del tipo di domande che gli verranno fatte per evitare sorprese». Anche perché il tempo è poco e l’agitazione può giocare brutti scherzi. I docenti ripetono che «è importantissimo leggere bene le domande, senza farsi prendere dalla fretta».