Allarme igienico nei campi rom La Asl: «C’è rischio di epidemie»

Morbillo, epatite A e leptospirosi I più esposti sono i bambini

Prima un’epidemia di morbillo, poi casi di leptospirosi e, ancora, focolai di epatite A. Sì, proprio quel virus che l’Occidente ha debellato e che, sorpresa, a Milano sta riemergendo. Dove? Nelle favelas dei rom, nelle discariche a cielo aperto come quella di via Triboniano dove le condizioni igienico-sanitarie sono, eufemismo, scarse. Ma anche in via San Dionigi, via Campazzino, via Chiasserini e in tutte quelle aree abusivamente occupate dai rom. Qualcosa come ottanta insediamenti - dati del Comune di Milano - che rappresentano situazioni di estremo degrado: ovunque ci sono «topi, rifiuti, sporcizia e scarafaggi», ovunque ci sono «bambini ammalati con febbre, tosse e vermi nell’intestino».
Virgolettati dell’associazione Medici del mondo che in quel di Triboniano hanno un presidio fisso. Fotografia che l’Asl-città di Milano completa con la denuncia di focolai epidemici, di quell’epatite A che attacca il fegato e che, secondo gli esperti di microbiologia, pur essendo infezione di natura contagiosa «ha una trasmissione difficile» e il contagio «avviene con contatti di natura alimentare». Come dire: questa malattia diffusa ormai solo nel Terzo mondo colpisce soprattutto chi utilizza una scarsa igiene nella preparazione e nel consumo dei cibi che mangia. Chiaro che le «vittime sono i rom che popolano Milano». Motivo che spinge l’assessore alla Salute, Carla De Albertis, a reclamare «un pronto intervento a tutela della salute dei residenti, dei milanesi costretti a convivere con queste “bombe” a cielo aperto».
E mentre l’assessorato di Palazzo Marino sta predisponendo «un gruppo di lavoro con l’Asl», i supporter del Naga - struttura che si occupa di fornire assistenza ai nomadi - evidenziano che, in quegli ottanta campi, si stanno diffondendo anche «problemi della pelle come la scabbia e le infezioni da acari, patologie ormai pressoché scompaese tra coloro che vivono nel “mondo civilizzato”».
Quadro sanitario più che preoccupante, sintesi della disastrosa storia delle favelas spalmate su Milano dove, dati della Prefettura, sopravvivono cinquemila persone e un esercito di topi, «infestazione massiva» che può trasmettere leptospirosi (malattia che si diffonde attraverso il contatto con animali morti e con le urine di quelli infetti, anche attraverso acqua e terra, ndr) con una catena di danni irreparabili a carico delle persone.
Annotazioni su annotazioni con periodicità quasi mensile e spesso siglate dal responsabile del dipartimento di prevenzione dell’Asl milanese. Che al di là del linguaggio della burocrazia denuncia l’incapacità «di contenere le malattie». Rischio che Palazzo Marino intende affrontare «nel nome e per conto dei milanesi» aggiunge l’assessore De Albertis: «Compito di tutela affidatomi dal sindaco Letizia Moratti, che prosegue quello già impostato dai miei predecessori, sapendo che Milano si trova davanti ad un’emergenza divampata anche per la mancata risposta offerta all’emergenza rom dall’allora prefetto Bruno Ferrante». Richiamo alle responsabilità dell’attuale esponente comunale dell’Ulivo, che in grisaglia preferisce glissare sull’eredità che ha lasciato a Milano. E, intanto, nei campi rom i bambini giocano con pantegane lunghe sessanta centimetri.