"Altro che integrazione culturale i nostri imam predicano l’odio"

Il leader della scuola islamica:
"Comunità su posizioni assurde
e in mano a persone inaffidabili.
I centri sono a rischio estremismo&quot;.<a href="/a.pic1?ID=260303" target="_blank"><strong> La moschea sfrattata resta dov'è</strong></a><br />

Via Quaranta. Chiusa la scuola, resta la moschea. Unproblema, insomma, risolto solo a metà. Lo sanno bene gli stessi immigrati egiziani, più attenti a trovare strade di integrazione rispettose delle nostre regole, a cui le moschee attualmente in attività e i loro imam non piacciono. «Ma chi sono questi imam? - si chiede Mahmoud Othman, immigrato dal Cairo cinque anni fa e attuale presidente dell’associazione che gestisce la scuola bilingue di via Ventura - Che preparazione hanno? Nessuna. Sono ex tassisti o ex idraulici. Così abbiamomoschee inmanoa persone di cui non possiamo fidarci ». L’immigrato, pur professando la religione islamica, non frequenta una moschea milanese. Né via Quaranta, né viale Jenner, né via Padova. «Una moschea – continua Othman – deve essere un luogo di integrazione. Un luogo dove si insegna che per vivere in Italia bisogna aver rispetto delle regole di chi ci ospita. Purtroppo, invece, i discorsi che si sentono sono ben altri. Spesso si istiga a prendere posizioni assurde. Come la vicenda della scuola di via dei Narcisi, dove un gruppo di immigrati ha contestato la presenza diun mediatore linguistico in nome di un presunto principio religioso in base al quale ai nostri bambini non si deve insegnare la musica. E questo non fa bene a nessuno. La religione deve rimanere fuori dalla scuola, e chi frequenta un istituto statale deve seguire le sue regole ». Di fronte a questa situazione l’immigrato e un gruppo di suoi amici hanno così deciso di dar vita a una nuova associazione che raccolga l’adesione degli egiziani immigrati a Milano. «Ogni comunità di immigrati – spiega Othman – dovrebbe costituire una forma di rappresentanza seria, al riparo da ogni forma di estremismo, e che sia effettivamente in grado di diventare interlocutore delle istituzioni italiane.Unorganismo in cui gli stessi immigrati possano aver fiducia e che allo stesso tempo si ponga in collaborazione col Comune ed i suoi rappresentanti per cercare una soluzione dei problemi degli immigrati». L’iniziativa di questa associazione avrebbe ottenuto anche il consenso del consolato egiziano. «L’obiettivo – conclude Mahmoud Othman – è quello di superare le situazioni di ambiguità esistenti. Un’azione trasparente e rispettosa di ogni forma di legalità è nell’interesse di tutti. Degli immigrati che hanno il diritto di trovare le forme per tutelare la propria identità, ma anche degli stessi milanesi preoccupati di veder crescere una città al riparo di ogni forma di estremismo e di disordine ». Parole condivisibili, specie alla luce dell’ultimo Rapporto del Viminale che indaga il sentimento degli italiani nei confronti degli immigrati. Dallo studio è emerso che almeno un italiano su tre è contrario alla costruzione di nuove moschee su suolo nazionale. Per il 28 per cento degli intervistati ciò è dovuto all’insofferenza dei musulmani verso la religione cattolica, o dal loro atteggiamento critico rispetto alle tradizioni e la cultura italiane. Senza tralasciare chi (il 17 per cento) considera reale il pericolo di attentati terroristi da parte di cellule integraliste.