Anche nelle vie della moda c’è chi ha contratti low cost

A volte un paio di metri, e due numeri civici, possono fare la differenza. E che differenza. Via Bagutta, due passi dalle vie della moda. Cinquanta metri quadrati nel paradiso dello shopping sono una realtà low cost se di mezzo c’è il demanio comunale. Ai numeri 12 e 24 le logiche del mercato immobiliare vanno in tilt. Ma basta cambiare portone ed è tutto un altro discorso.
Un muretto di due metri per cinque divide il cortile di due stabili, uno demaniale e l’altro privato, ma sembrano due mondi differenti che si guardano alla finestra. Da una parte del cortile si affitta un appartamento secondo i prezzi della zona, quelli di Montenapo per capirci, dall’altra con i canoni di un monolocale nell’estrema periferia. «Guardi, l’ultimo piano di quel palazzo, che è demaniale - osserva un inquilino low cost -. È praticamente abbandonato, la facciata cade a pezzi, le persiane sono staccate, i vetri rotti. È un peccato. Anche se lo stabile non è prestigioso, è comunque uno di quei palazzi di ringhiera tipici di Milano e poi in una zona elegante come questa». La convivenza fra coinquilini con canoni d’affitto così differenti provoca pure malumori. «Non è possibile - dice una ragazza che abita in zona -, che con la stessa cifra che io pago per un mese qualcuno ci copra l’anno intero. È una vergogna, vorrei proprio incontrarli questi cittadini così fortunati». E non sono solo i privati a lamentarsi, per gli esercenti la differenza di affitto è percepita come una forma di concorrenza sleale.