Andiamo a convivere ma a casa di mamma Ma l'esperimento ha il fallimento assicurato

Hanno tra i 17 e i 24 anni, studiano o non hanno ancora un lavoro e vogliono abitare col partner. Non possono permettersi una casa tutta loro e <a href="/interni/andiamo_convivere_ma_casa_mamma/11-10-2011/articolo-id=551015-page=0-comments=1" target="_blank"><strong>vivono sotto il tetto di mam­ma e papà</strong></a>, che provvedono a riempi­­re il frigo, stirare le camicie e pagare le bollette. E una ri<span class="subtitle">cerca rivela che la tendenza è accettata dai genitori</span><span class="maintitle"><strong> </strong></span>

La notizia dei «baby conviventi», in fondo, è tutt’altro che sorprendente. Dato che: a) I tempi dell’iniziazione sessuale sono sempre più precoci. b) I genitori sono sempre più comprensivi verso la vita erotica e sentimentale dei figli. c) Gli stessi genitori sono sempre più, giustamente, allarmati per i rischi di malattie e i pericoli di violenze che possono venire da rapporti in ogni senso non protetti. d) Ai ragazzi capita sempre più spesso di venire da famiglie allargate o frantumate, che è poi la stessa cosa vista in termini ottimistici o pessimistici. e) Ai ragazzi capita sempre più spesso di non trovare lavoro, figurarsi una casa. Dato tutto ciò, dicevo, i risultati potevano essere soltanto quelli riportati nell’articolo qui sopra.

Una volta, sembra preistoria, il problema immediatamente successivo al trovare un partner era «farla» ai genitori di entrambi, problema massimamente difficile per le femmine, vigilatissime. Poi, le madri hanno cominciato a mettere profilattici - con tante raccomandazioni - nei jeans delle figlie in libera uscita. Da lì a concludere che è meglio che i ragazzi si accoppino in casa, il passo è breve quanto una sottile membrana di lattice. Del resto anche mia madre (sono andato a vivere da solo giovanissimo) era disposta a portare il caffè a letto a me e alla mia compagna di turno, pur di vigilare un pochino nella mia vita e nella mia casa. Ma per i maschi era diverso, nelle famiglie vigeva una specie di orgoglio per le imprese seduttive dei rampolli: almeno pari alla preoccupazione per analoghe imprese delle fanciulle di casa. Credo che questa differenza si sia attenuata ma non sia affatto scomparsa: se no, la notizia sulla quale meditare e fare indagini sarebbe proprio questa.
Intanto resta da chiedersi quale sia il punto di vista dei giovani che decidono di convivere sotto il tetto dei genitori dell’uno o dell’altra. Certo, dev’essere comodo trovarsi tutto gratis, wifi e sky compresi: ma i vantaggi non possono ripagare il non sentirsi padroni nella casa in cui si vive, non essere due cuori e una capanna, anzi venire sottoposti a recriminazioni e rimproveri di genitori che se ne sentiranno tanto più autorizzati quanto più concedono.
Il sospetto, anzi la certezza, è che genitori e figli sappiano che unioni così combinate sono soltanto sperimentali, prove di matrimonio che nella maggioranza dei casi non porteranno a una vera vita insieme. E che tutti ne siano felici.
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