ANDRÉE SHAMMAH «Un teatro per pensare»

Un anno «sperimentale» per il Parenti, che rinuncia agli abbonamenti

Igor Principe

«È come nel 1972, quando con Isella, Testori e Franco (Parenti, ndr) presentammo al pubblico il Salone Pier Lombardo. Ed è come quando, da sola, parlai alla stampa della morte di Franco. Si tratta di momenti in cui si ridiscutono e si creano i fondamenti per i quali si fa teatro».
Quel momento, per Andrée Ruth Shammah, è l'incontro con i giornalisti per presentare la nuova programmazione del Teatro Franco Parenti. E l'uso della parola «programmazione» al posto della più tradizionale «stagione» serve a capire cosa accadrà in via Cadolini (ancora per un anno sede provvisoria del teatro).
«A mettere insieme una stagione siamo tutti bravi - dice la regista -, non ci vuole molto comporre una bella scatola, con belle scene e un testo impeccabile. Ma il teatro vuole altro. A Milano, come ovunque in Italia, si fanno migliaia di spettacoli all'anno, la gente non sa cosa scegliere, tutto è bello allo stesso modo. Io voglio cambiare, concentrandomi su pochi spettacoli e su testi che aiutino davvero a far capire il presente».
Nella logica della programmazione teatrale, pare una provocazione. Alla quale la Shammah ne aggiunge un'altra: «Quest'anno, niente abbonamenti». Per il suo teatro è uno scossone da duemila spettatori in meno. «Lo so. Ma quella formula è esaurita. Molti di coloro che li sottoscrivono vengono in sala perché, dicono, “visto che ne ho pagati quattro, almeno un paio andiamo a vederli”. Spettatori così non mi interessano. Voglio persone che ci credano, in quello che vengono a vedere, sia che piaccia sia che non piaccia».
Ecco spiegata, quindi, la ridiscussione dei suddetti fondamenti. Il dettaglio si traduce in una programmazione per progetti, attorno ai quali s'aggruma un grappolo di spettacoli. Primo progetto è L'emozione della complessità. Capire il presente, ed è costituito da un film - Water, dell'indiana Deepa Metha (Apollo Spazio Cinema, martedì 3) e da tre spettacoli.
L'inaugurazione spetta a Quale droga fa per me?, scritto dal tedesco Kai Hensel, diretto da Andrée Shammah e interpretato da Anna Galiena (Piccolo Teatro Studio, da mercoledì 4). Quindi, il 19 ottobre, H to He, di cui è interprete l'autrice medesima, l'inglese Claire Dowie, regia di Colin Watkeys (Teatro Franco Parenti). Recitato nella lingua di Shakespeare, lo spettacolo sarà riproposto nella traduzione italiana, col titolo Sto diventando un uomo, dal 23 ottobre sempre al Parenti. Dove il 6 novembre tocca al testo che chiude il progetto: Le cose sottili nell'aria, scritto da Massimo Sgorbani e diretto sempre dalla Shammah.
In che modo un film e tre spettacoli aiutano a capire il presente? «Perché tutti raccontano della fatica di essere se stessi davanti ad una società che ti obbliga a sapere chi sei, se no non vali niente - conclude Andrée Shammah -. Questa è la contemporaneità. Una continua contraddizione, una complessità di elementi di fronte ai quali giudicare significa semplificare: di qua il bene, di là il male. E la società giudica, quando invece bisognerebbe solo sospendere il giudizio».