«Angelina», la follia in primo piano

Dirette da Dario D’Ambrosi tre sorelle, una delle quali è interpretata da Celeste Moratti

Lei se ne sta muta dietro ad una tenda, come un Mago di Oz che però nessuno deve vedere perché Paola è un malato mentale di «quelli che fanno paura alle persone normali». Sofia è sua sorella, vende frutta e verdura in un negozio di periferia per sbarcare il lunario e deve sopravvivere anche a un’altra tragedia familiare, quella di Angelina, la terza sorella, malata terminale di tumore a solo 23 anni.
È questo l’intreccio di Angelina, prosa dura e commovente in scena al Franco Parenti. A interpretare queste «piccole donne» anni Sessanta sono Gianna Coletti che dà volto e bravura a Sofia, e Celeste Moratti, nel ruolo di Angelina. Cognome importante, una carriera in America, luminosa quanto il nome, Celeste Moratti, figlia di Massimo e Milly, sembra preferire New York a Milano, ma non per questo i NY Rangers o gli spavaldi Knicks all’Inter. La sua passione del cuore poi è il teatro: a convincerla a tornare «a casa» per interpretare la prima nazionale di questa pièce è stato Dario D’Ambrosi, regista di Angelina. Il suo nome circola da anni in America, al Café La MaMa, uno dei migliori complessi teatrali sperimentali della Off Broadway. «In Italia le mie frequentazioni sono state un po’ diverse», dice ironico, raccontando della sua esperienza da internato al Paolo Pini: «Un’avventura durissima e interessante insieme». Salernitano, trapiantato a San Giuliano Milanese, da 20 anni D’Ambrosi lavora con i malati di mente. «So che cos’è la follia - dice D’Ambrosi fra il serio e il faceto -: tifo Inter da sempre eppure ho giocato per anni nella primavera del Milan». Da grande poi, il regista ha fondato il «Teatro patologico» (www.teatropatologico.it) e nel suo teatro scuola, in collaborazione con la regione Lazio, fa anche recitare i malati mentali come terapia: «Mi danno moltissimo: hanno tempi scenici così anti-teatrali da risultare all’avanguardia». È soprattutto la loro fragilità ad affascinare D’Ambrosi e ad averlo ispirato in questo lavoro: «Angelina e Paola sono entrambe malate, l’una nel fisico, l’altra nella pische, ma la convivenza con la “bestia”, il tumore, che Angelina ha dentro sembra più accettabile a Sofia, la sorella sana, che invece non sa come gestire la malattia mentale di Paola, se non nascondendola». Ed è proprio Angelina a trovare la chiave di volta: «Non si deve buttare via il frutto marcio perché dai suoi semi può rinascere comunque la vita» dice in una battuta dell’opera. Anche D’Ambrosi, in fondo, sa che cosa significhi sentirsi rifiutato: gli succede ancora oggi, in tutto il mondo, non appena venga riconosciuto come «the lasher», il flagellatore di Gesù, per quel piccolo ma centrale ruolo che ebbe in The Passion di Mel Gibson. «Mi guardano ancora male e pensare che Gibson mi scelse dicendomi che, con quegli occhi così buoni, non avrei ucciso nemmeno una mosca».
Angelina
Teatro Parenti via Cadolini 19
Fino a domenica
Biglietti 22,50 euro
info 02- 599.944.700