Anoressia, numero verde aperto in città

«Sono ingrassata un chilo e non so neanche come sia successo. Sono talmente disperata che non mangerò mai più, neanche la tazza di latte che mi concedo abitualmente. (...) Devo ritrovare immediatamente il mio peso. Anzi, devo perdere due chili. Non mi consola affatto di essere sottopeso di almeno venti chili». Parole di Fabiola De Clercq, fondatrice dell'Aba (Associazione per lo studio e la ricerca sull'anoressia, la bulimia e i disordini alimentari) e autrice di Tutto il pane del mondo. Cronaca di una vita tra anoressia e bulimia il libro autobiografico in cui racconta del male con cui ha convissuto per vent'anni, dai tredici ai trentatrè.
In Italia oltre tre milioni di persone soffrono di anoressia, bulimia e obesità psicogena e la nostra città non fa eccezione, considerando che il 25 per cento delle telefonate al numero verde dell'Aba nel 2006 provengono da Milano e provincia. All'Aba la parola d'ordine è «evitare le semplificazioni» perché ogni individuo è unico e le motivazioni da cui scaturisce la malattia sono rintracciabili solo nella sua storia personale. «Sicuramente in una città come Milano l'ideale della magrezza è più marcato - spiega Maria Barbuto responsabile prevenzione -. Anoressia e bulimia sono patologie della società del consumo e del benessere, sicuramente più sviluppata al Nord». Se è vero che l'anoressia affonda le sue radici in un disagio psicologico spesso connesso a eventi traumatici, è altrettanto vero che questi fattori rendono il soggetto molto più vulnerabile nella relazione con l’esterno: «Quando il senso di identità s'indebolisce si va alla ricerca di qualcosa che lo rafforzi. Ecco che intervengono le condizioni ambientali - spiega Barbuto -. L'io fragile cerca di emulare i modelli di successo presenti nella società, che oggi sempre di più sono identificati con la magrezza». Tra «l'identità disorganizzata» e i messaggi pressanti della società quello che manca è spesso una famiglia capace di orientare: «Da noi la famiglia tradizionale è in crisi». «Di anoressia si può guarire - dice la fondatrice dell'Aba (tel 800-16.56.16) Fabiola De Clercq -. Curarsi non significa cancellare il dolore ma trovare un luogo dove poterne parlare per riconoscerlo come nostro e, ognuno a suo tempo, trasformarlo in altro per poter fare e avere altro dall'esistenza».