Appunti, libri e manoscritti per ricordare Cesare Cantù

L’Ambrosiana espone per la prima volta parte dell’archivio dello storico lombardo

Igor Principe

Lo spunto per ricordarlo è decisamente insolito: il centenario della traslazione della sua salma dal Cimitero Monumentale, dove viene sepolto all'indomani della sua morte (11 marzo 1895), a quello di Brivio, paese in cui nasce l'8 dicembre 1807. Per il resto, nella mostra «Cesare Cantù e l'età che fu sua», in corso alla Biblioteca Ambrosiana, piazza Pio XI, fino all’8 gennaio, nulla c'è d’insolito. Di prezioso, invece, c'è molto. Uno tra tutti: il manoscritto autografo di «Margherita Pusterla», datato 20 maggio 1834 e ricco di note e appunti a margine.
L'importanza del reperto non sta solo nel fatto di essere esposto al pubblico per la prima volta. Quegli appunti presi a lato del testo raccontano infatti uno dei periodi più duri e al contempo più fecondi vissuti da Cantù. Duro perché trascorso in carcere, dove entra nel 1833 per le sue idee liberali, non gradite agli Austriaci che governano il Lombardo-Veneto. Fecondo, perché nelle segrete della prigione milanese in cui trascorre tredici mesi trova ispirazione per il suo romanzo più noto: «Margherita Pusterla», appunto.
Lunga appendice di una giornata di studi tenutasi lo scorso 12 novembre a Brivio, durante la quale si è tornati sulla figura dello storico e letterato lombardo, la mostra offre al visitatore un ampio spaccato della sua produzione. Fondatore dell'Archivio Storico regionale, Cantù ha lasciato circa 500 pubblicazioni edite e oltre 100 faldoni di lettere e documenti. Gran parte di quest'ultimo repertorio è custodita dall'Ambrosiana, ed è esposta per la prima volta. Nelle teche, com'è ovvio, non trova spazio tutto quel materiale bensì una sua selezione, operata per mostrare i pezzi più significativi e al contempo inediti, dai quali potesse ricostruirsi un dettagliato ritratto.
La prima sezione del percorso espositivo, dunque, è dedicata alla biografia di Cantù, arricchita da testimonianze curiose. Per esempio, la minuziosa descrizione della perquisizione che la Polizia austriaca fa nel 1848 nella sua casa di Brivio quando vi si reca per arrestarlo. Il resoconto è di un suo familiare: lo storico, infatti, è in fuga a Torino per evitare il carcere. La seconda parte è invece centrata sulle opere più note: il «Commento storico ai Promessi Sposi, o la Lombardia nel secolo XVII» (edizione del 1874), che in una prima edizione del 1832 riporta le idee liberali per le quali sarà incarcerato; «Algiso», nell'edizione del 1844; «Monti e l'età che fu sua», edito nel 1879 (cui si ispira il titolo della mostra). A «Margherita Pusterla», nell'edizione di cui s'è detto, è riservato una specie di posto d'onore: una vetrina centrale, in cui c'è anche la prima versione per i lettori, data alle stampe in tre volumi nel 1838 ad opera del milanese Truffi.
Tra il materiale esposto - una trentina di pezzi - manca la «Storia Universale», ritenuta la sua opera più importante. Trentacinque volumi, scritti a partire dal 1837, in cui per la prima volta un autore italiano tratta anche sotto il profilo filosofico lo sviluppo della civiltà dai tempi più antichi all'età di Pio IX. Un'assenza che tuttavia nulla toglie alla completezza della mostra, ricca di materiali con cui conoscere una delle personalità più importanti del Risorgimento italiano. Un liberale che, nel 1848, decide di andare controcorrente e di avvicinarsi, sposandolo con fervore, ad un acceso filoclericalismo.