Aree Falck, un’impresa da 4 miliardi di euro

LA MEGA RICONVERSIONE Oltre l’inchiesta. Soldi, tempi, alleanze: ecco cosa c’è dentro il progetto da un milione di metri cubi di Bizzi e Piano.<span class="subtitle">L’obiettivo è far partire le ruspe entro il marzo del prossimo anno. <a href="/a.pic1?ID=545289" target="_blank"><strong>La silenziosa ascesa di un immobiliarista da Cuba a New York</strong></a></span>

Si potrebbe dire: da sempre, dalla costruzione del Palazzo di giustizia alla Metropolitana al pas­­sante ferroviario, buona parte del­le grandi opere milanesi sono sta­te storicamente accompagnate dal frusciare della bustarella. E quindi non dovrebbe destare me­raviglia che anche la più gigante­sca opera di riconversione post- in­dustriale di questo secolo, quella sulla Falck di Sesto San Giovanni, sia stata lubrificata dall’olio della tangente. Ma stavolta a fare un cer­to effetto è la simultaneità delle news: pratiche amministrative e ri­velazioni giudiziarie arrivano in contemporanea in questo scorcio d’estate, i verbali con le accuse al­l’ex sindaco sestese Filippo Penati finiscono sui giornali mentre il Consiglio comunale, nella notte di venerdì scorso, approva il piano di intervento. Scandalo e riconver­sione viaggiano su binari separati, come se non si trattasse della me­desima area, degli stessi stermina­ti capannoni che per tutto il Nove­cento hanno visto sfornare accia­io, e che ora giacciono abbandona­ti tra le tangenziali e le case. A marzo del prossimo anno, o al più tardi entro l’estate, alla Falck arriveranno le prime ruspe. Di­struggere, bonificare, costruire: una sequenza che difronte alla di­mensione ciclopica dell’operazio­ne- un milione e quattrocentomi­la metri quadri, impestati in pro­fondità dalle scorie delle lavorazio­ni siderurgiche­ rende impossibi­le fare previsioni sulla conclusio­ne dei lavori. Davide Bizzi, il taci­turno businessman che guida la cordata, aveva detto che l’obietti­vo era ultimare il primo lotto nel 2015. Ma se si guarda il progetto di Renzo Piano, e lo si confronta con la fotografia dello stato attuale del­le aree, la sensazione è che per far­cela in tre anni bisognerà andare dannatamente veloci. E ancora più imprevedibile - anche se nella tabella di marcia depositata in Co­mune a Sesto, l’ultimo mattone do­vrebbe venire posato nel giugno del 2023- è quando si potrà consi­derare compiuta una opera che, nel progetto del grande architetto genovese, dovrebbe consistere di quasi un milione di metri quadri di costruito, tra case, uffici, nego­zi, centri commerciali, terziario, al­berghi: insomma il mix consueto di tutte le riqualificazioni postin­dustriali, dove solo a cose fatte si vedrà se la mano di Renzo Piano avrà saputo produrre qualcosa di più convincente di altre esperien­ze su questo fronte, come ad esem­pio la nuova Bicocca di Vittorio Gregotti. Si viaggerà in quattro fasi: la pri­ma per trecentomila metri quadra­ti nel pezzo più settentrionale del­l­’area, a ridosso dello scalo ferro­viario che diventerà la nuova sta­zione di Sesto, e si andrà avanti scendendo verso sud, in altre tre fa­si, fin oltre la tangenziale. É, come si vede guardando le tavole, una impresa grande e costosa. Le aree sono finite alla holding di Bizzi a un prezzo quasi di realizzo, 434 mi­lioni. Ma almeno duecento milio­ni se ne andranno solo per bonifi­carle. Più di un miliardo e trecento milioni di euro, nei piani presenta­ti in Comune, sono i costi preventi­vati di costruzione. Duecento mi­lioni di euro se ne vanno solo in progetti e in consulenze. E poi ci so­no parcheggi, oneri di urbanizza­zione, spese finanziarie che fanno arrivare il budget totale della rina­scita della vecchia Falck a ridosso dei quattro miliardi di euro. Per fare fronte ad un impegno economico di simili dimensioni, Bizzi ha arruolato una squadra di soci decisamente vasta ed eteroge­nea. Sul fronte interno si è coperto a destra e a sinistra:l’ultimo entra­to è Mario Resca, che il governo Berlusconi ha nominato direttore generale dei Beni Culturali, ma che è anche attivo nel settore im­mobiliare con la sua Rile Develop­ment, e che- nonostante le condi­zioni non floridissime in cui versa la sua azienda - è entrato con una quota del 5 per cento nella Sesto Immobiliare; mentre sul fronte progressista all’operazione parte­cipano le Coop rosse di costruzio­ne (il cui vicecapo Omar degli Esposti è peraltro sotto inchiesta insieme a Penati proprio per l’affa­re Falck), che detengono il 10 per cento della holding. Poi ci sono i so­ci internazionali, e anche qui la cordata è variegata: c’è il podero­so fondo di investimento coreano Honua, che insieme a Bizzi ha già realizzato un grattacielo sulla Quinta Strada a Manhattan, e che già in passato aveva cercato di rile­vare per intero l’area Falck; ma c’è anche una vivace signora america­na di nome Donna Hook, fondatri­ce e amministratore delegato del­la New Valley Inc. con sede a Min­den, in California.