Aron Demetz, l’arte di trarre poesia dal legno

Uno scultore primordiale che ci riporta fin alle radici di noi stessi: le doti plastiche dell’artista della Val Gardena Aron Demetz e il materiale da lui usato, prevalentemente legno, sono complici del messaggio rivelato dagli occhi e dallo sguardo dei personaggi scolpiti. Il PAC, il Padiglione d'Arte Contemporanea, fino al 15 giugno ospita oltre una ventina di sue sculture.
Danilo Eccher, il curatore dell'evento, sostiene: «L'arte di Demetz è un racconto struggente, un sussurro elegante, un passo leggero che si insinua nel linguaggio contemporaneo accettando la marginalità apparente della propria ricerca, disegnando silenziosamente le proprie forme, sussurrando solidariamente il proprio racconto... un'arte che può affrontare l'instabilità del pensiero contemporaneo».
Aron Demetz è nato a Vipiteno nel 1972; studia all'Istituto d'arte e alla scuola professionale per la scultura in legno di Selva di Val Gardena. Prosegue i suoi passi accompagnato dallo scultore Willy Verginer, un maestro. Dal 1997 al 1998 perfeziona le sue tecniche all'Accademia di Belle Arti di Norimberga andando a lezione da Christian Höpfner.
Il progetto scultoreo di Demetz si suddivide in tre livelli. Il primo comprende quelle sculture che lasciano maggiormente intravedere il materiale usato, ovvero il legno. L'artista lo descrive: «Si vede la venatura del legno, è un lavoro molto fine. Fino al 2005 ho lavorato maggiormente sull'introversione, sugli sguardi dei personaggi scolpiti, per la maggior parte erano busti. Osservo le persone, come pensano, come lavorano su se stesse. Ho cercato di approfondire il tema della spiritualità, del credere, in Dio o in se stessi; l'opera Iniziazione è un buon esempio di questo mio interesse». Il secondo è caratterizzato da figure intere in legno e in argento. Hanno per tema la metamorfosi. Il terzo tipo si riallaccia al discorso sulla trasformazione somatica ma abbraccia sculture che sono un mix di tronchi, resina e figure umane.
Osservando le sculture più recenti, si respira un'atmosfera primitiva, l'aria mitica del “buon selvaggio” roussoniano, del tempo antecedente alla nascita della società e della politica. Ad esempio, ci sono tre figure in bronzo chiamate homo erectus, tra le quali una donna magra in posizione scimmiesca con in groppa il suo piccolo: è tranquilla, silenziosa, senza pensieri.
La scultura più simbolica si intitola Confessionale. Rappresenta un confessionale antico, gotico, ispirato all'architettura esterna del Duomo di Milano. Davanti, due uomini anziani e nudi. Aron Demetz svela: «Il confessionale simboleggia il posto dove esci cambiato, lì ti lasci un peso alle spalle. In questa mia interpretazione, non si sa chi tra i due uomini sia il confessato e chi, invece, il confessore. Chi può emulare Dio se non l'uomo?».
Aron Demetz
Padiglione d’Arte Contemporanea
Fino al 15 giugno
Info: 02.76020400