Auguri Italia, terra di mezzo segnata da eccessi e opposti

In vista del suo compleanno, provo a disegnare un ritratto senza retorica del­­l’Italia presente. Evito i fumi, punto sui dati reali e prendo lo spunto dai nostri odierni primati

In vista del suo compleanno, provo a disegnare un ritratto senza retorica del­­l’Italia presente. Evito i fumi, punto sui dati reali e prendo lo spunto dai nostri odierni primati. Procedo per coppie di fatti,all’apparenza opposti. Dunque, co­minciamo dal ritratto biologico. Siamo il paese più longevo d’occidente e il pae­se che fa meno figli nel mondo. Un re­cord positivo ed uno negativo, anche se qualche spirito apocalittico potrebbe ro­vesciare il giudizio e dire che è male un paese di vecchi ed è bene non mettere al mondo altre creature. Siamo con la Ger­mania il paese con la percentuale più al­ta di anziani. Sulla denatalità c’è una lie­ve risalita di recente, ma restiamo i più avari di figli. Come leggere questo dop­pio dato? Da un verso che, tutto somma­to, abbiamo una buona qualità della vi­ta, e nonostante i problemi sanitari e civi­li, ce la passiamo bene e non facciamo figli anche per non turbare questo benes­sere.

E dall’altra parte siamo egoisti, o forse solo egocentrici, non pensiamo al futu­ro e siamo concentrati sul presente, sul nostro io e sulle nostre comodità. Seconda coppia di fatti. Siamo il paese col più alto tasso di proprietari di case e siamo il paese a più alta densità di cellu­lari pro capite. Abbiamo il primato degli immobili e dei telefoni mobili. Il primo proviene dalla nostra matrice antica e re­alista che ci lega al mattone e alla terra rispetto al capitale finanziario; è il no­stro familismo atavico che si fa focolare domestico, è il nostro mammismo ende­mico che si fa utero abitativo.

Il secondo dato sembra il suo contrario ma non lo è. Nel record di telefonini c’è tutta la nostra vocazione alla chiacchiera e allo sfogo, la voglia di prolungare la casa anche fuori casa, la nostra paura della solitudine e la nostra preferenza per la cultura orale. Il telefonino, benché cordless, è un cordone ombelicale invisibile con mamme, fidanzate, amanti e amici. Abbiamo anche un vecchio primato di case mobili, ovvero di auto pro capite, che ci contende solo il minuscolo Lussemburgo. Ma non dimentichiamo che eravamo sudditi del regno Fiat.

Terza coppia di primati: siamo noti nel mondo come il paese della dolce vita e insieme come il paese della malavita. Siamo primatisti mondiali nella qualità della vita, aiutati dal clima, dalle bellezze dei luoghi naturali e culturali e dall’amabile vita dei centri storici. E rendiamo lieve la vita col senso del comico e l’allegria conviviale. Difetta il senso della comunità, ma non quello della comitiva. Ma siamo anche il paese che ha esportato al mondo più di ogni altro anche le comitive malefiche: la mafia, la camorra e la ’ndrangheta. Persino il lessico per indicare la malavita nel mondo è di provenienza nostrana; si parla di mafia russa, cinese o kosovara.

Quarta coppia di fatti italiani da primato mondiale: siamo il paese con più leggi del mondo e con meno osservanza della Legge e più vertenze giudiziarie a testa del mondo. Le due cose non sono scollegate. Da un verso proveniamo dalla più alta e sofisticata civiltà giuridica al mondo, la romanità; dall’altro i tempi biblici dei nostri processi, il tasso record d’impunità, la vocazione di attaccabrighe, la capienza inadeguata delle nostre carceri, la selva di leggi nella foresta oscura dell’illegalità dimostra una cosa: siamo la culla del diritto ma anche la bara. La culla del diritto è a due piazze, ha un diritto e un rovescio per una coppia di gemelli: il diritto e il dritto, ossia Romolo e Remo-contro.

Forse siamo il paese più intelligente del mondo, di certo siamo il paese più furbo. E siamo il paese con la più viva fantasia e individualità. Ma qui è difficile dimostrarlo con dati statistici, perché il terreno è vago, fluido e mutano i parametri: tuttavia l’impressione è assai diffusa, e non solo da noi. Lascio perdere gli altri primati mondiali e spesso ereditari, in cucina e nella lirica, nella moda e nei beni artistici, nel design e nel business del calcio. Questa è l’Italia, e vorrei dire l’Italia tutta, sommando le sue tante differenze, locali e caratteriali. Siamo un paese con molto umor proprio. Un paese disegnato già dalla geografia per essere cullato e per crescere egocentrico e speciale: vedetelo nella culla mediterranea, col suo corpicino umano che si stende al centro del mondo, ben delineato dai mari e dall’arco alpino.

L’Italia è una persona, anima e corpo. Patria e Matria, nutria e nutrice. Infine l’Italia è un paese di cui si possono dire due cose opposte: è il paese della guerra civile permanente tra due Italie che si detestano da secoli, ed è il Paese del compromesso strisciante e incessante, dove si trova sempre una via di mezzo, un accordo sottobanco, tra il bianco e il nero, il credente e l’ateo, il padano e il terrone, la regola e l’infrazione, il liscio e il gasato. Infatti da lungo tempo siamo in coma volontario: non ci decidiamo a risvegliarci o a finire e sopravviviamo lungodegenti nella via di mezzo.