Gli autonomi mettono all’angolo la Cgil

Il sindacato della sinistra si scopre isolato dopo aver appoggiato la
manifestazione di sabato in Buenos Aires. Commercianti furiosi: "Hanno
rovinato una giornata di acquisti". Dure Cisl e Uil: "Sono troppo
politicizzati"

Sindacati a metà tempo. Pronti a scendere in campo per difendere i diritti dei lavoratori, ma solo alcuni. L’accusa che i commercianti rivolgono ai sindacati all’indomani del «presidio antifascista» in piazzale Oberdan sabato per protestare contro l’assegnazione di uno spazio a Forza Nuova. Il presidio, la polizia, il blocco del traffico, la paura di scontri violenti avrebbero allontanato i clienti dai negozi di Buenos Aires: «Rovinano il nostro lavoro - ha attaccato Paolo Uguccioni, segretario di Buenos Aires futura, associazione di via - i sindacati vadano a fare le loro trattative per i lavoratori, non vengano a rovinare un bel sabato in cui le famiglie dovrebbero venire a fare gli acquisti di Natale». Ma la Cgil non ci sta: «Credo che siano polemiche inconsistenti - replica Antonio Lareno, segretario della Camera del Lavoro - il presidio non ha costituito nessun intralcio. Il traffico bloccato? Al massimo in corso Venezia, dove nemmeno con il lanternino si trovano dei negozi, anzi i commercianti dovrebbero chiedere al sindaco perché da 15 anni il traffico a Milano è un problema. In parte la colpa è dei commercianti che fanno pressioni per avere l’auto sotto i negozio». Respinta al mittente anche l’accusa di non difendere i diritti di tutti i lavoratori: «L’attacco non merita commenti. I commercianti sono benissimo rappresentati dall’Unione del Commercio, noi difendiamo il lavoro dipendente».
In questo caso, e non è la prima volta, sembra che la Cgil sia rimasta isolata. «Un tempo c’era il sindacato...oggi ci sono organizzazioni distinte, che promuovono manifestazioni e iniziative diverse». Parola di sindacalista, pardon del segretario generale della Cisl, Gigi Petteni. Che l’occasione sia il presidio antifascista, la manifestazione contro i tagli alla cultura, le proteste contro il ddl Gelmini, poco importa, le strade si sono separate e sembra difficile poterle ricongiungere. «Noi - insiste Petteni - siamo per la cultura dell’alleanza con la città e non per la contrapposizione, noi siamo dell’idea che si debba sempre andare in piazza quando se ne sente l’esigenza “per” e non “contro”. Si spiega facilmente quindi l’assenza della Cisl al presidio antifascista di sabato contro l’inaugurazione della sede di Forza Nuova. «Noi preferiamo manifestare insieme alla città come ha dimostrato il corteo del 9 ottobre a Roma con la Uil: non è un caso che avessimo scelto il sabato e non è un caso che avessimo scelto piazza del Popolo. In questo modo abbiamo potuto far sentire le nostre ragioni senza recare danno alla città. Ci sono uno stile e un’attenzione particolare nel modo di manifestare le proprie idee».
Un discorso duro quello di Petteni che la dice lunga sui rapporti tesi all’interno dei sindacati, sempre più lontani dalla Cgil «troppo politicizzata». «C’è una tendenza generalizzata a politicizzare troppo alcuni momenti, come hanno dimostrato alcune piazze del XXV aprile - attacca Petteni - dove volavano sputi, insulti, aggressioni».
A confermare i mal di pancia e l’isolamento della Cgil le parole del segretario della Uil, Walter Galbusera: «Con il presidio di sabato i sindacati non hanno difeso gli interessi di una fetta dei lavoratori, ovvero i commercianti? Il problema è che dire i sindacati non significa molto. I sindacati non hanno promosso nulla - replica Galbusera - e noi in piazza non c’eravamo: era sbagliato manifestare dal momento che non c’è stata nessuna inaugurazione della sede di Forza Nuova. Il passo indietro dei militanti ha tolto il campo a qualsiasi altra considerazione. Il presidio era inutile». Il fatto è che la forza o la debolezza della democrazia consiste nel riconoscere il diritto di parola anche a chi non la vuole, non si può negare la sede a qualcuno». La Cgil non si è comportata in maniera democratica, l’accusa dei colleghi. E non ha difeso una fetta dei lavoratori, l’accusa dei commercianti.