Avvocati negli ospedali a caccia di clienti

Dal Policlinico al Niguarda, al Fatebenefratelli: i legali si piazzano all’uscita degli istituti e distribuiscono volantini. Offrono consulenze gratuite ai parenti dei pazienti, lasciano il biglietto da visita e promettono maxi-risarcimenti. L’Ordine: sono sciacalli<br />

"Buongiorno, posso ru­barle un minuto? Lavoro per uno studio legale. Se per ca­so dovesse avere biso­gno... ". Distinti, garbati, im­peccabili. È così che alcuni avvocati si avvicinano ai pa­renti dei pazienti. E quale luogo migliore per procac­ciare clienti se non l’uscita dell’ospedale? Vai a sapere, magari l’intervento alla mo­glie, alla nonna o allo zio va male, magari i medici pecca­no di qualche distrazione in sala operatoria. E allora scat­ta l’offerta della consulenza legale. "Sa, in certi momenti non c’è tempo da perdere. Non si sa mai, io le lascio il biglietto da visita". Che devono dire i pazien­ti? Prendono il bigliettino e lo dimenticano in qualche tasca sperando di non aver­ne mai bisogno. Oppure si fanno ingolosire dall’ipotesi di risarcimenti a cinque zeri. Il fenomeno degli avvocati che avvicinano i pazienti av­viene di fronte a tanti grossi ospedali, dal San Raffaele al Niguarda, dal Policlinico al Fatebenefratelli. Tutta pub­blicità a costo zero. Basta in­gaggiare un giovane prati­cante, rifornirlo di bigliettini da visita o volantini e squin­zagliarlo in uno dei crocevia di gente di fronte a ospedali e pronto soccorso. L’orario perfetto è quello delle visite, quando aumentano le pro­babilità di intercettare clien­ti. Certi studi legali si sono in­ve­ntati pure questo pur di la­vorare: magari sono stati av­viati da poco ed hanno biso­gno di ampliare il giro. Con volantini colorati prometto­no consulenza gratuita e ten­tano il colpaccio. Una trova­ta anti crisi che tuttavia irri­ta, e non poco, i parenti di chi deve essere operato. "È vero che certe cose e certe tragedie possono capitare a chiunque di noi - racconta un giovane papà che è appe­na andato a trovare moglie e figlia neonata in ospedale ­ma non mi sembra molto de­­licato fermare la gente così. E poi, se mai dovesse succe­dere qualcosa a uno dei miei parenti, non credo che mi ri­volgerei a un avvocato sco­nosciuto che mi ha aggancia­to per strada". Qualche professionista ha anche provato a lasciare le pigne di biglietti da visita sui banconi del bar di fronte al­l’ospedale e ha appeso car­tellini ai pali vicino ai par­cheggi. Un po’ come accade con le proposte di affitto: un business in nero che offre bi­locali a prezzi stellari ai pa­renti dei malati che hanno urgente bisogno di punto d’appoggio e che non sanno a chi chiedere ospitalità. L’Ordine degli avvocati condanna un simile sciacal­laggio: "È un metodo squalli­do sotto tutti i punti di vista ­sbotta Cinzia Preti, membro del consiglio presieduto da Paolo Giuggioli - . Mi chiedo come possa tutelare i pazien­ti un avvocato che si abbassa a questo livello. Mi vien da dire che la sua priorità sia la parcella". L’ordine sostiene che l’accaparramento di clienti per strada sia "contro ogni logica deontologica". È vero che gli studi legali ora possono farsi pubblicità ma c’è modo e modo per farlo: "Va bene una brochure, va bene un annuncio purché sia asettico e non usi slogan gridati e truffaldini - aggiun­ge Cinzia Preti - . Vedere cer­t­i volantini che offrono la pri­ma consulenza gratuita e ri­sarcimenti d’oro va oltre i li­miti tollerati. Sono una trap­pola".