Baciò una dipendente: 13 mesi di carcere

Piccolo imprenditore condannato a 13 mesi di galera per aver baciato sulla guancia una dipendente e averle poi messo la mani sui glutei. Il fondo schiena delle donne può essere un argomento di piacevole discussione, suscettibile anche di polemiche, quando se ne parla in occasione di spettacoli e trasmissioni televisive, come è avvenuto nei giorni scorsi in occasione dell’elezione di Miss Italia, quando da parte di qualcuno è stato chiesto che le fanciulle fossero riprese di spalle. Diventa invece una questione estremamente seria e di grande rigore quando a occuparsene è la magistratura. Ne sa qualcosa Daniele V., il titolare di una ditta che si è visto condannare per violenza sessuale, in via definitiva, a 13 mesi e 10 giorni di reclusione, proprio per quei gesti avventati. E, toccando la lavoratrice, le aveva detto: «Vediamo se così la pressione sale». Forse un aumento di pressione lo avrà avuto proprio lui, quando gli è stato notificato il verdetto della Cassazione che lo condannava alla suddetta pena detentiva (sospesa dalla condizionale) e al pagamento a favore della vittima di 2500 euro quale risarcimento per le avances, e altrettanta somma a copertura delle spese legali.
Con questa pronuncia la Cassazione continua a adottare la linea dura contro le molestie sessuali sui posti di lavoro. In questo caso ha confermato la sentenza emessa dal tribunale di Sanremo nel febbraio 2004, confermata dalla corte d’appello di Genova. In sintesi la vicenda. Un giorno, siamo in estate, Giulia (nome di fantasia) va nello spogliatoio della ditta per fare le pulizie, si lamenta per il grande caldo e dice di accusare un calo di pressione. Il datore di lavoro la bacia sulla guancia e le accarezza il fondo schiena, dicendole: «Vediamo se così la pressione sale». Giulia resta molto turbata per le avances del datore di lavoro. Va subito a casa, racconta l’accaduto al marito e alla sorella e decide di licenziarsi. Poi sporge querela. L’uomo avrebbe ammesso d’averle dato un bacio, come saluto prima dellle vacanze estive, negando però di averle toccato il sedere. Una tesi difensiva, che non convice i giudici di primo e secondo grado, perchè la donna è rimasta così scossa dal comportamentto del capo da licenziarsi subito dopo il «fattaccio». Per la Cassazione le motivazioni della corte d’appello dimostrano che la persona offesa può essere considerata attendibile. Inoltre, è giusta la ricostruzione effettuata dal tribunale.