Bar vietato ai cinesi: "Con i loro cellulari sbancano le slot"

Il cartello appeso al Classic di via Cardinal Federico: «Riescono a mandarle in tilt con un apparecchietto». La barista: «Da quando c’è la nuova regola gli asiatici sono diminuiti. Sarà soltanto un caso?»

«È assolutamente vietato l’uso del cellulare durante il gioco». Il cartello è appeso accanto alle slot machine, una scritta nera, in stampatello su un foglio di carta attaccato alla parete con un pezzo di schotch proprio sotto l’altro annuncio, quello più istituzionale, in giallo, che indica il divieto di giocare ai minori di diciotto anni. Benvenuti al bar Classic di Milano, in via Cardinal Federico, a pochi passi dal Duomo e dietro la Pinacoteca Ambrosiana, dove la proprietaria del locale ha deciso di introdurre nel suo esercizio una nuova regola. Per difendersi dalle cosiddette truffe elettroniche alle slot machine, fatte a quanto pare da asiatici che con un’apparecchiatura simile a un cellulare riescono a mandare in tilt le macchine elettroniche e a riscuotere in pochi minuti vincite consistenti. Benvenuti nel bar della signora Messori che da qualche mese, da quando si è accorta di questo raggiro, i cinesi ha deciso di non farli proprio più giocare alle sue macchinette. «Se fosse per me, lo avrei scritto sul cartello: “Vietato il gioco ai cinesi“. Mica siamo gli unici, anche in Carlo Farini hanno messo lo stesso cartello», racconta seduta ad un tavolino del Classic. Nei fatti, il risultato non cambia: «Anche se sono senza cellulare, per me non possono usare le macchine». Che sono collegate direttamente con il Monopolio di Stato e all’interno hanno dei bussolotti di monete che vengono scaricate al momento della vincita, pari al 75 per cento del giocato. «Il Jackpot può arrivare fino a 500/600 euro - continua la signora -. È un incasso che non c’entra niente con la caffetteria e il bar. Ma se questi riescono a interferire sul sistema, chiaramente la macchina paga. Ma paga loro e non gli altri clienti. Insomma, è una truffa».
Guai a generalizzare, precisa la proprietaria, è chiaro che non tutti i cinesi fanno così. «E però, il fatto stesso che quando dico "Non giocate" escano senza batter ciglio, non le sembra strano?». I primi episodi era cominciati verso novembre, quando la signora Messori aveva notato una strana affluenza di cinesi nel suo locale. «Se ne andavano via con le tasche piene di monete. A gennaio uno ha giocato alla prima macchina e un poliziotto gli ha requisito il cellulare e l’ha portato in questura. Pare che i cinesi abbiano un’apparecchiatura, con un magnete forse, che riesce a interferire sulle vincite». Pazienza se ancora non c’è la «prova» del reato, pazienza se non è stato scoperto il sistema delle truffe elettroniche, un dato comunque è certo per la signora Messori: «Da quando abbiamo messo i cartelli, di cinesi qui ce ne sono molti di meno». Per non sbagliare, il bar ha già chiesto alla ditta che affitta le macchine di venire a fare un controllo. «Ce l’hanno confermato anche loro che c’è questa cosa in giro. E sembra che un paio di settimane fa sia stata presa una banda di cinesi che faceva la stessa cosa nelle Marche. Ma il Monopolio di Stato non fa niente e questo onere rimane sulle spalle di noi esercenti».