Baricco spiazza tutti: "Il futuro è a destra"

La rivelazione choc dello scrittore radical chic nel programma televisivo <em>REDazione</em> condotto dalla De Gregorio: &quot;Il Pdl sa leggere i cambiamenti mentre la conservazione è a sinistra&quot;

Dopo i cinquant'anni si può anche cambiare idea. E se non la si cambia proprio radicalmente si può come dire, cominciare a riflettere su certi accadimenti, guardandoli con occhi diversi. In fondo è questo che la filosofia del suo maestro Gianni Vattimo, dovrebbe avergli trasmesso: la voglia di discutere e di mettersi sempre in discussione. Ecco allora che lui, proprio lui, Alessandro Baricco, scrittore, critico musicale, regista, nonché vessillifero di una certa sinistra, discute su una sinistra allo sbando. E lo fa con l'aria scanzonata e disinvolta di chi non ne può più di taluni preconcetti e di certi schemi ingessati.
Già, gli schemi: «Fin dalle origini Berlusconi è riuscito a rivoluzionare gli schemi, a cambiare la partita. Per esempio puntando ai voti dei missini. Mentre noi eravamo attardati a dire: no, non vale, lui vinceva le elezioni. Io sono molto lontano, antropologicamente direi, dalla destra. Ma sono anche una persona che ha grande fascinazione per il futuro. Riconosco loro un'apertura mentale capace di immaginare schemi che ci sorprendono ogni volta. E questo perché? Perché davanti alla gran parte di questi schemi, la reazione della sinistra è stata da bambini dell'asilo: non c'era nelle regole, non vale». Gocce di fastidiosa critica, distillate senza perifrasi, da Baricco ospite ieri di «REDazione», la trasmissione di «REDtv» condotta da Concita De Gregorio, direttore de l'Unità.

E fa strano che a lanciare queste stilettate nelle costole del Pd sia colui che un altro scrittore come lui, Sebastiano Vassalli, in un'altra intervista, nel caso specifico al settimanale A, ha definito qualche giorno fa «il vero leader di una sinistra ridotta ormai a una corrente letteraria».

Leader o no, Baricco alla «sua» sinistra le canta chiare: «Dobbiamo offrire alla gente dei modelli di futuro. E su questo la destra ha molte meno difficoltà della sinistra perché la sinistra italiana non riesce a capire che la gente vuole che si giochi su campi diversi, vuole un'impostazione diversa dei problemi. Di solito la sinistra non riesce a produrre niente di questo. Riesce a creare solo piccole varianti sulle mosse, che potrebbero anche condurre alla vittoria della partita, ma è una partita che ormai ha stancato tutti. Il futuro si fa cambiando le regole. Su questo noi non dobbiamo più avere dubbi. Quello che dovremmo fare noi che non votiamo Pdl è essere capaci di distruggere dei tabù che abbiamo. La conservazione è qui a sinistra, su questo non ho dubbi».

Gira e rigira torniamo sempre lì, alla conservazione. Come quando, erano quindici anni fa (glielo ha ricordato Luca Telese, intervistandolo recentemente per Radiotre) Baricco paragonava la politica ai barattoli di conserve usciti sul mercato prima ancora dell'invenzione dell'apriscatole. A qualcosa di impenetrabile, cioè. Di lontano, troppo lontano dalla vita reale di ogni giorno. «Il romanzo della politica è obbiettivamente di livello piuttosto mediocre proprio perché molti politici mostrano incapacità di camminare al ritmo del tempo vero e vivono la loro trasformazione con lentezze di tipo geologico» ammette Baricco. Che sembra rispondere indirettamente a Vassalli che ha spiegato il successo e la popolarità di Berlusconi «con la sua capacità di trasmettere emozioni».

Quindi: confidiamo nella mutazione. Che avviene prima di tutto dentro di noi, sussurra ancora Baricco. Forse perché anche lui, sta cominciando a cambiare.