La battaglia del Fai

Quand'ero al ministero per i Beni culturali pensavo che quell'esperienza mi consentisse di muovermi all'interno di una struttura organizzata con uffici periferici che corrispondevano o dovrebbero corrispondere a principi generali. Questa è la differenza fra un potere centrale e un potere devoluto: poteri devoluti possono produrre ottimi risultati ma hanno un'autonomia che stabilisce i principi attraverso gli statuti. Il potere centrale può essere difettoso perché è quello che si dà come principio che è univoco e uniforme partendo dal centro, o essere deviato e male interpretato. Ci possono essere quindi ottimi Uffici per la Tutela, regionali, e pessimi Uffici, periferici, dello Stato, del ministero, a causa dell'incapacità di quelli che li amministrano e che ne hanno la responsabilità. Purtroppo mi sono reso conto che la burocrazia è più forte della volontà politica, che la volontà politica che è meglio orientata, non riesce a realizzare, se non molto lentamente, i propri obiettivi, e che il ministero per i Beni culturali è un luogo che ha molte potenzialità e pochissima capacità di azione. In quell'anno, in cui mi trovavo al ministero, ho visto davanti a me, e ho messo in massima evidenza, un modello che poteva rappresentare un ministero operoso, con principi ferrei, e un Direttore generale capace di rappresentare la volontà del suo ministro, in una struttura privata. Parlo del Fai, Fondo per l'Ambiente Italiano, il cui Presidente, ovvero il ministro di quel ministero, con un finanziamento molto più piccolo di quello del ministero dei Beni culturali, disponeva di una struttura molto efficiente.
Il Presidente, il ministro Giulia Maria Crespi, una donna appassionata che per la difesa dei monumenti del paesaggio, della civiltà e della bellezza d'Italia ha dato l'intera vita con una passione che anche attraverso ingenuità, forme estremamente istintive, ma anche fortemente fondate e razionali, è riuscita a tutelare i beni di cui si è occupata, non soltanto preservandoli dall'abbandono e dalla rovina, ma anche riuscendo a farli rivivere nella direzione giusta. E cioè, ha valorizzato lo spirito dei luoghi, non solo l'identità fisica e materiale e il loro restauro, in modo efficace lavorando su scatole vuote o rimettendo in piedi dei fantasmi.
Ora sono diventati dei grandi contenitori per mostre, per musei, oppure palazzi recuperati ma nella sostanza profonda, morti. Questo è l'effetto della burocrazia, anche quando essa parte da principi condivisibili, per cui anche il miglior restauro della sovrintendenza (salvo forse il caso straordinario di Palazzo Pitti) non riesce a riattingere e a riaccendere la vita del luogo. Invece il presidente del Fai, Giulia Maria Crespi, il suo direttore generale, Marco Magnifico, hanno messo in piedi una struttura che io avrei voluto adottare e che è il cuore del ministero dei Beni culturali. Quindi, un organismo di Stato che parte da una visione, da un sogno che è quello di Giulia Maria Crespi, che non sbaglia un solo obiettivo. Tra le altre cose, le diverse occasioni che mi hanno avvicinato al Fondo per l'Ambiente Italiano, ci fu anche l'inaugurazione di un parco, di un giardino a Colimpetra nella valle dei Templi ad Agrigento, dove il Fai ha restituito uno spazio coltivato, natura, a poca distanza dai templi, ottenendo dalla Regione Sicilia la gestione diretta di quello spazio. Gestione che è già misura della funzione paraministeriale o iperministeriale, che io qui attribuisco e che vorrei moltiplicare come un modello riuscito e felice, che dovrebbe essere ispiratore dei comportamenti e della funzione di tutela del ministero dei Beni culturali, sovraccaricato dalla burocrazia. Ma lì, a Colimpetra, in questo luogo preservato, il Fai aveva determinato alcune recinzioni di straordinaria misura e qualità. Io me ne accorgevo mentre indicavo, nonostante fossi lì come rappresentante dello Stato, ed ero in disaccordo con la sovrintendente Gabriella Fiorentini.
L'osservazione che io feci, e che trovò feroce opposizione, era che intorno ai templi della Valle dei Templi di Agrigento, fosse stato permesso a un inesperto, di montare una illuminazione dal basso che copre lo stilobate dei templi e crea un effetto del tutto dissonante. Intorno ai templi, oltre a questa cintura luminosa, ci sono anche delle recinzioni, disegnate da un architetto che andrebbero a loro volta eliminate.
In quel momento mi sono reso conto che la semplice soluzione del Fai aveva reso tutta la dimensione spirituale di quell'area da loro tutelata, e che la parte gestita dalla sovrintendenza era invece trasformata e interpretata in un modo assolutamente arbitrario.
Quel particolare dà il senso della capacità di capire l'identità di un luogo e non di prevaricarlo o interpretarlo secondo un gusto personale. Ecco uno dei modi con cui il Fai ha manifestato la sua capacità di tutela.