La Bce promuove l’azione anti-deficit dell’Italia

Previste più uscite per la sanità, legate all’invecchiamento della popolazione

Rodolfo Parietti

da Milano

Il vecchio refrain sulla lentezza con cui i Paesi di Eurolandia procedono nella correzione degli squilibri della finanza pubblica viene puntualmente riproposto, ma questa volta la Bce lo accompagna con una nota insolitamente benevola nei confronti dell’Italia: l’azione di risanamento dei conti pubblici posta in essere dal governo per riportare entro il 2007 il disavanzo al di sotto del 3% del Pil viene giudicata «ragionevole» dall’istituto guidato da Jean-Claude Trichet.
Più volte criticato in passato per aver fatto ricorso a misure-tampone come le “una tantum” o le operazioni di cartolarizzazione, sollecitato a incidere con maggiore decisione sul processo di riforme strutturali, il nostro Paese strappa dunque l’approvazione dell’istituto di Francoforte per i provvedimenti tesi a ridurre il deficit. Anche se il Bollettino della Bce non manca di sottolineare come le misure per raggiungere l’obiettivo fissato «non siano ancora precisate in dettaglio», alimentando «i rischi di sconfinamenti di spesa».
Un rischio che non sembra però correre il settore previdenziale italiano, pronto a beneficiare sul lungo periodo di un rallentamento della spesa, stando almeno ai calcoli effettuati dalla Bce. Che in questo modo finisce per promuovere implicitamente la riforma pensionistica attuata dall’Italia, soprattutto considerato il previsto invecchiamento della popolazione della euro zona. La banca centrale prevede un incremento delle uscite per le pensioni pari allo 0,8% del Pil tra il 2004 e il 2030, ma la crescita si attenua allo 0,4% sul periodo 2004-2050. All’opposto, sul capitolo sanità Francoforte indica un incremento pari allo 0,9% del Pil tra 2004 e 2030 e dell’1,3% tra 2004 e 2050. E per le “cure a lungo termine” le previsioni sono di un aumento pari allo 0,2% del Pil tra 2004 e 2030 e dello 0,7% tra 2004 e 2050. Complessivamente le voci di spesa esaminate legate all’invecchiamento in Italia registreranno un incremento pari all’1,9% del Pil tra 2004 e 2030 e al 2,4% tra 2004 e 2050.
Le previsioni sull’intera Eurolandia collocano l’aumento delle spese legate a previdenza e sanità al 4,6% del Pil entro il 2050, con un’accelerazione che dovrebbe manifestarsi dopo il 2010. L’invecchiamento demografico non mancherà di avere riflessi negativi sul tasso di crescita potenziale del Pil, destinato a scendere dal 2,1% del 2004-2010 all’1,2% del 2031-2050. «Le proiezioni - conclude la Bce - indicano una chiara necessità per alcuni Paesi di affrontare la questione della spesa indotta dall’invecchiamento demografico con urgenza e per altri di non abbassare la guardia. I Paesi che hanno riformato i loro sistemi pensionistici hanno alleviato significativamente la pressione sui conti pubblici».