«Bella addormentata» Una fiaba antica rivive al Teatro Studio

I burattini della Compagnia Colla portano in scena la magica storia raccontata nel Seicento da Perrault

Viviana Persiani

Nel ricco repertorio di fiabe presentate dalle marionette della Compagnia Colla, la scelta di rappresentare al Teatro Studio, La bella addormentata nel bosco, non è casuale. La favola di Perrault, infatti, va al di là della sua storia; in realtà, è un omaggio a tutto il mondo fiabesco e fantastico, convinti del fatto che questo universo di racconti sia stato pensato, prima di ogni cosa, per un pubblico adulto. I Colla hanno provato così a mettere in risalto l’ambito culturale e sociale nel quale sono stati creati questi testi, in particolare ai tempi di La Fontaine e Perrault, alla corte del Re Sole.
«Abbiamo cercato di sviluppare - racconta Eugenio Monti Colla -, anche drammaturgicamente, la vita alla corte di Luigi XIV; in particolare, la cultura e la società di un tempo. Autori come La Fontaine e Perrault erano soliti beffarsi della corte e avanzare delle critiche mascherandole in termini favolistici».
Un esempio che chi fa satira, ai giorni nostri, dovrebbe seguire...
«In effetti, c’è da chiedersi perché non prendano spunto da questi autori del passato proponendo delle critiche, non solo verbalmente feroci, che abbiano un forte impatto sul pubblico. Anche perché il fatto di utilizzare la favola come satira non implicava una critica più edulcorata; semmai il contrario».
Chi erano i bersagli principali di questa favola?
«Soprattutto gli snob che, ad esempio, si scandalizzavano di fronte ad una tavola senza posate».
A livello di linguaggio, questo è un testo abbordabile per un pubblico infantile?
«Rispetto al poema epico, come Guerrino detto il Meschino da noi recentemente presentato al Piccolo, i dialoghi sono molto più fluidi, più spediti, con meno ricercatezza delle parole; anche se abbiamo evidenziato le differenze di espressione fra le varie classi sociali. Dopo anni di insegnamento mi sono stancato di dover adattare la ricchezza della lingua italiana ad un pubblico di bambini che potrebbe benissimo apprendere anche senza “filtri”. Questi spettacoli devono anche avere una funzione didattico-pedagogica e proprio per questo non ho sacrificato una terminologia pur desueta».
Dove ha ambientato la favola?
«In un luogo che non esiste. Se la prima parte si sviluppa nel 1500 e la seconda nel l600, tra castelli, animali e ambienti naturali, tutto accade tra le nuvole».
Come ha risolto da un punto di vista scenografico questa ambientazione astratta?
«Attraverso un doppio effetto: ci sono nuvole dipinte sulle pareti, senza dimenticare la coltre di nubi che arriva sulla scena accompagnando la fata Desolazione. Abbiamo otto fate che agiscono nella storia e altrettanti castelli; ognuna di loro regala alla Bella Addormentata una virtù tranne l’ottava, Desolazione appunto, che porta caos».
Oltre alla scenografia, quali altre caratteristiche ha la vostra versione della Bella Addormentata?
«In tutte le scene appaiono gli animali, a sottolineare l’importanza del ruolo loro affidato da Perrault nelle sue fiabe. Nello spettacolo agiscono ben 150 marionette, quasi tutte realizzate ex novo, così come le scene e i ricchissimi costumi. Inoltre, i brani della musica di Ciajkovskij, selezionati da Luca Del Fra, si alternano alle parti recitate, scritte da me ispirandomi alla traduzione che Carlo Collodi fece della fiaba di Perrault».