Berlino, scontro su Opel: "Insufficienti le offerte"

Il ministro tedesco dell'Economia Guttenberg boccia tutti i piani. Ma Fiat e Magna rilanciano.
Scoppia la polemica: la Merkel tifa Torino, la grande Coalizione si
spacca. Marchionne ritocca la proposta: 2mila gli esuberi previsti in Germania

Milano - Nessuna modifica per le fabbriche di Fiat in Italia (e lo stesso vale per il sito in Polonia), e «solo» 2mila posti di lavoro da sacrificare in Germania, sui circa 10mila messi in conto dalla Frankfurter Allgemeinen Zeitung, dove nessuno degli stabilimenti Opel sarà chiuso. L’amministratore delegato Sergio Marchionne aggiusta il tiro e dai giornali tedeschi emergono nuovi particolari su come intende vincere la difficile partita tedesca. Ma sulle pagine dei magazine i titoli più importanti riguardano, come era ampiamente prevedibile, l’acuirsi dello scontro politico sul destino della casa automobilistica.

E non poteva che essere così nella campagna elettorale che, dopo gli appuntamenti con le europee e le regionali, porterà in settembre al rinnovo del Parlamento. Sul tema Opel la grande Coalizione tedesca (Cdu-Csu/Spd) si è frantumata. Conservatori e socialdemocratici non riescono a trovare una posizione univoca, il che fa pensare che le decisioni sul destino della società di Russelsheim comporteranno parecchio tempo.

«Consiglio a tutti di piantarla con queste chiacchiere su un’insolvenza di Opel», ha sbottato il ministro degli Esteri e vicecancelliere Frank-Walter Steinmeier (Spd), rispondendo indirettamente al conservatore Karl-Theodor zu Guttenberg (Csu), ministro dell'Economia, reo di aver ipotizzato, come soluzione, «un’insolvenza controllata, cioè il modo migliore per continuare a gestire la casa automobilistica». Il vicecancelliere sembra voler prendere in mano direttamente la situazione, precedendo zu Guttenberg anche sul fronte americano. In una lunga telefonata con Fritz Henderson, amministratore delegato di Gm, proprietaria di Opel, ha commentato nei dettagli i piani presentati dai pretendenti Fiat, Magna e fondo Ripplewood.

Intanto, secondo Bild am Sonntag, il cancelliere Angela Merkel avrebbe espresso le sue preferenze in favore del piano di salvataggio esposto da Fiat, respingendo quello di Magna colpevole, a parare del primo ministro, di persistere nel voler tagliare 2.200 posti di lavoro nella fabbrica di Bochum (NordReno-Vestfalia). Dal governatore dell’Assia, Roland Koch (Cdu), che anche ieri ha detto di essere «pro Magna», giunge poi l’invito ai candidati partner a un maggiore impegno finanziario, in modo da dimostrare di essere disposti a rischiare anche in proprio e non solo con i soldi dello Stato.

«Vogliamo imprenditori motivati nel loro ruolo di nuovi proprietari di Opel», ha proseguito Koch, ricordando che le decisioni che saranno prese riguarderanno il destino di una «grande quantità di fondi dei contribuenti». Anche zu Guttenberg ha detto messo le mani avanti: «Le considerevoli risorse fiscali che il governo impegnerà per questa operazione non devono andare perse; e questa sicurezza non è attualmente garantita da alcuna delle tre offerte in modo sufficiente».

È il Lingotto, in proposito, a dare un segnale fattivo di collaborazione: oltre a ridurre da 7 a 6 miliardi l’ammontare del prestito, che restituirebbe in 5 anni, Marchionne conta di mantenere almeno 23mila dei 25mila posti di lavoro in Germania. «Nel caso peggiore - ha spiegato - sarebbero al massimo 2mila occupati a essere colpiti da un’integrazione di Opel in un gruppo unitario libero da debiti insieme a Fiat». Le sinergie consentirebbero, poi, di risparmiare 1,5 miliardi di euro. «Diversamente dai nostri concorrenti - ha osservato il top manager - il nostro piano è un bastione contro l’esodo di tecnologia automobilistica dalla Germania e dall’Italia. Le nostre cifre sono oneste e non nascondono costi, che alla fine ricadrebbero sulle spalle dei contribuenti».

Magna, però, non sta a guardare ed è di ieri la notizia di un miglioramento dell’offerta per Opel. La proposta avanzata al governo tedesco riguarda il rimborso del prestito ottenuto (4,5 miliardi) in tempi rapidi attraverso un rigido piano che prevede, tra l’altro, un blocco dei dividendi ai futuri azionisti del nuovo gruppo. Non poteva mancare, in questo quadro sicuramente confuso, l’intervento del rappresentante delle tute blu di Opel, Klaus Franz, il quale mette in guardia le autorità sul rischio che i contendenti arriverebbero addirittura a svendersi pur di acquistare Opel. Ottimista sulla trattativa in corso tra il Lingotto e Opel continua a essere il ministro italiano dello Sviluppo economico, Claudio Scajola: «Sul piano industriale la proposta di Fiat è di maggiore prospettiva».