Berlusconi: "No alle occupazioni" Veltroni non ci sta: "Soffia sul fuoco"

Proseguono <strong><a href="/a.pic1?ID=300165">le occupazioni di scuole e atenei, ma a Milano c'è chi preferisce studiare</a></strong>.<strong> </strong>Il premier difende il decreto e accusa la sinistra: &quot;Arrivano messaggi falsi. Non permetteremo l'occupazione di scuole e università&quot;. Il leader del Pd: &quot;Si può ancora dissentire in questo Paese?&quot;. Il Capo dello Stato Napolitano smorza i toni: &quot;Non posso schierarmi ma auspico il confronto&quot;. <strong><a href="http://blog.ilgiornale.it/taliani">Occupazioni e proteste: dì la tua
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Roma - "Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà". Mentre nel Paese cortei e occupazioni squassano il sistema scolastico e il corretto andamento delle lezioni, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, difende il decreto scuola e accusa duramente la sinistra parlamentare ed extra-parlamentare smascherandone le bugie: "Stanno arrivando messaggi assolutamente falsi". E sulle manifestazioni di piazza il ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, ha invitato ad "abbassare i toni". "Il Governo da sempre è aperto al confronto - ha spiegato - sulla natura della protesta è chiaro che la sinistra ha scelto la scuola e l’università come terreno di scontro".

La lotta di piazza "La sinistra è contro il decreto Gelmini, che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire un’opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perchè come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti". Una mossa inutile e controproducente. Berlusconi fa, infatti, sapere che il governo andrà avanti: "Continuiamo nella direzione lungamente meditata e poi intrapresa dal ministro Gelmini e dal governo". Per Berlusconi, il centrosinistra sta, infatti, portando avanti solo un "allarmismo inutile". "Con i leader della sinistra che sgambettano sulle tv si cerca di mandare dei messaggi sbagliati, che a volte però rischiano di diventare verosimili", ha spiegato il premier elencando a una a una "tutte le cose non vere dette dalla sinistra", a partire dal fatto che "non è vero che ci sono otto milioni di tagli".

Nessun insegnante cacciato "La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l’età e il blocco del turn over". E' questa secondo Berlusconi la prima bugia divulgata, in questi giorni, dall'opposizione. E ha precisato: "Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo ad una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo del centro sinistra. Ad esempio, per le comunità montane, abbiamo previsto che un preside ed un segretario possano occuparsi si due o più scuole con meno di 50 alunni".

Classi a tempo pieno Considerando una media di 21 alunni per classe in cinque anni riusciremo ad avere quasi 6mila classi in più di tempo pieno. Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha,q uindi, assicurato che "non c’e alcuna riduzione del tempo pieno", ma è "lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruire del tempo pieno".

Contro le accuse di razzismo Contro la campagna mediatica ordita dall'opposizione sulla proposta leghista di classi per immigrati, il premier rigetta l'accusa di "razzismo". "Si tratta di strumenti d’integrazione, di buon senso, certamente non razzisti", ha assicurato Berlusconi difendendo la mozione sulle classi ponte dedicate ai figli degli immigrati approvata a Montecitorio. "Nel Nord ci sono classi in cui si parlano 10 lingue e vorrei sapere come si fa a insegnare a chi non parla italiano. È impossibile. Si tratta di una proposta - ha aggiunto il capo del governo - che ci è stata richiesta dagli insegnanti, come avviene nel resto d’Europa". L’obiettivo è soltanto quello di far conoscere ai bambini extracomunitari la nostra lingua perchè ci sono classi dove "si parlano anche 10 lingue. Bisogna che conoscano l’italiano. Noi puntiamo all’integrazione, non c’è nessun razzismo ma solo buonsenso". "La prima cosa da fare - insiste il premier - è imparare l’italiano, poi avviare i ragazzi allo studio delle altre materie. Dalla sinistra arrivano solo menzogne assolute".

No all'occupazione delle scuole "Non permetteremo che vengano occupate scuole università", ha detto il premier accusando le proteste non autorizzate una vera e propria "violenza" ai danni della comunità civile. A tal proposito il presidente del Consiglio ha incontrato oggi il ministro dell'Interno Maroni. Il faccia a faccia è durato circa un'ora.

Opposizione senza proposte "La sinistra, vedendo l’aria che tira, dice che in piazza saranno fatte delle proposte. Non credo che sia quello in luogo. Le proposte si fanno in Parlamento e per ora, dalla sinistra non è arrivato nulla. Noi invece andammo in piazza per protestare contro il fisco". Berlusconi ha quindi ribadito che il governo, forte del consenso degli elettori, andrà a avanti sulla sua strada: "Manifestare è una possibilità della democrazia ed anche noi ne usufruimmo". E ha precisato: "Noi manifestammo contro la pressione fiscale del Governo Prodi. La manifestazione del 25 ottobre è solo contro il Governo e non ha proposte. La piazza non è il posto migliore per fare proposte. Le proposte si fanno in parlamento". La Gelmini ha fatto sapere di aver "avviato controlli in alcuni atenei che sono vicini al dissesto finanziario e che sono peraltro quelli dove le occupazioni sono più forti". "Il tentativo di riversare sul governo la responsabilità di una cattiva gestione che oggi raggiunge il livello di guardia - ha detto ancora il ministro - è smentito dai fatti. Quindi cerchiamo di mettere le carte in tavola, di giocare a carte scoperte".

Il progetto per l'Università "Nelle prossime settimane presenterò un progetto per le università", ha quindi annunciato il ministro dell’Istruzione aggiungendo che intende "chiedere da subito la trasparenza dei bilanci". "Voglio conoscere la reale situazione debitoria e creditoria degli atenei" ha detto precisando che il provvedimento sull’università sarà presentato dopo la conversione in legge del decreto sulla scuola. I 5.500 corsi di laurea esistenti sono "un’offerta didattica autoreferenziale volta a moltiplicare la cattedre e non certo a fare gli interessi degli studenti".

I numeri del dissesto universitario Il ministro Gelmini ha snocciolato nella conferenza stampa una serie di numeri che indicano il deludente stato dell’università italiana: produciamo meno laureati del Cile, non c’è un ateneo italiano tra i migliori 150 del mondo, 5 importanti università hanno buchi di bilancio enormi (Siena, Firenze, Pisa, Camerino, Urbino) che "avrebbero portato, se fossero state aziende, al licenziamento in tronco di chi le ha gestite per tanti anni". A dimostrazione della disorganizzazione e dell’inefficienza Gelmini ha ricordato che ci sono 37 corsi di laurea con un solo studente; 94 università e più di 320 sedi distaccate nei posti più disparati; 327 facoltà che non superano i 15 iscritti; 5.500 corsi di laurea (il doppio della media Ue); 170mila materie insegnate rispetto alle 90mila della media europea; moltiplicazione di cattedre e di posti per professori. Infine, ha ricordato che negli ultimi 7 anni sono stati banditi concorsi per 13.232 posti da associato ma i promossi sono stati 26mila: nel 99,3% dei casi sono stati promossi senza che ci fossero i posti disponibili facendo aumentare i costi di 300 milioni di euro. "Di tutto ciò - ha sottolineato - non ha certo colpa il governo Berlusconi".

Veltroni: "Il premier soffia sul fuoco" Le odierne parole di Berlusconi sulla scuola "sono molto gravi e cariche di conseguenze", attacca Veltroni, mentre un presidente del Consiglio anziché "soffiare sul fuoco" dovrebbe "sforzarsi di garantire l’unità del Paese. Invece dice bugie sui tagli alla scuola. Il governo procede in parlamento a colpi di fiducia, stigmatizza le manifestazioni dell’opposizione e, adesso, annuncia l’uso della polizia contro gli studenti che protestano: è giunto il momento di capire se è ancora possibile dissentire in questo Paese. Se la risposta è no - aggiunge Veltroni - i problemi cominceranno a diventare molto seri".

Bonaiuti: "E' lui che getta benzina..." Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, in una nota afferma che "chi getta benzina sul fuoco è Veltroni che da giorni continua a saltellare da una tv all’altra, imperversa sulle radio e sui giornali, spunta come un fungo sui siti Internet e sempre spara sul Governo e su Berlusconi. Tutto questo perché? Solo per portare più gente alla sua manifestazione".  

Napolitano: "Auspico il confronto" Non posso schierarmi, ma auspico il confronto. Questo il senso della lettera che il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha scritto in risposta alla missiva consegnatagli ieri, in occasione di una cerimonia all’Università "La Sapienza" di Roma, da una rappresentanza di studenti, dottorandi e ricercatori.

Fioroni: "Minacce gravi" Immediata la replica del Pd alle parole del premier che ha annunciato l’uso delle forze dell’ordine per impedire l’occupazione delle scuole. Beppe Fioroni ricorda che "tutti i ministri della Pubblica Istruzione hanno sperimentato le occupazioni e le autogestioni. Nessuno ha mai pensato di invadere le competenze dell`autonomia scolastica e di intervenire nelle decisioni interne che devono essere assunte nel rispetto della serenità e della sicurezza". Si tratta perciò, aggiunge l’esponente del Pd di "dichiarazioni gravi quelle che, invece di ricercare il dialogo e il confronto con le associazioni degli studenti, trovando soluzioni e risposte ai loro quesiti, si affidano a toni ed enunciazioni più propensi ad accendere gli animi che a persuadere con gli strumenti del dialogo. Sono convinto che le scuole e le università risponderanno con la loro autonomia e la loro saggezza alla carenza di saggezza di altri. Mi auguro che nessuno speri di alzare ulteriormente la tensione". Il ministro ombra dell’Istruzione, Maria Pia Garavaglia denuncia che mentre "dal premier Berlusconi e dal ministro Gelmini arriva anche oggi la solita serie di annunci sulla scuola e sull’università" l'opposizione "è stata zittita dalla maggioranza attraverso un decreto che non consente alcuna seria discussione parlamentare. I nostri emendamenti, non ostruzionistici ma nel merito, non sono stati minimamente considerati. È paradossale che prima ci venga tolta la parola e poi si dichiari che rifiutiamo il confronto". Il Pd, assicura Garavaglia è "pronto a discutere su ogni punto, a condizione però che si ritiri il decreto e che il Parlamento torni ad essere la sede in cui si affronti il dibattito".

Il ministro Meloni Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, ritiene che l’intervento delle forze dell’ordine sugli studenti che occupano scuole e università non sarà necessario, anche perché si dice convinta che la protesta "non diventerà così violenta" e che chi manifesta non vorrà "usare violenza contro chi sceglie di non farlo". Allo stesso tempo, tuttavia, sottolinea che "chi vuole manifestare ha il diritto di farlo", ma anche che "chi vuole dare gli esami deve poterlo fare". "Penso che non ce ne sarà bisogno - ha risposto il ministro al telefono, a chi le chiedeva un commento alle parole pronunciate oggi dal presidente del Consiglio sull’uso della polizia contro chi occupa - perchè sono convinta che la protesta non diventerà così violenta da necessitare l’intervento delle forze dell’ordine".