Bersani soffia sulla crisi ma tace sulle inchieste: "Tremonti dica chi paga"

La sinistra cerca la spallata. Bersani attacca Tremonti, Veltroni vuole il governo di transizione. Ma tentano solo di nascondere le inchieste che imbarazzano il Pd. Ma Vendola: affrontare la questione morale

Roma - Soffiare sulla crisi economica per far dimenticare agli italiani delle inchieste che affliggono il Partito democratico. E' questa la strategia che sta mettendo in capo Pier Luigi Bersani che ogni giorno punta il dito contro il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi (manco fosse sua la colpa della crisi che sta travolgendo le economie di tutto il mondo) per non avere i riflettori puntati sul suo partito. "Se vuol conservare la manovra anticipandola - attacca il leader del Pd - Tremonti non pensi di uscire dalle Commissioni parlamentari senza uscire dalle nebbie, senza dire cioè dove precisamente e a carico di chi e di che cosa intende ricavare decine di miliardi dall’assistenza e dalla manovra sul fisco e detrazioni". Ma lo stesso Nichi Vendola ricorda a Bersani che sta emergendo una questione morale nel centrosinistra che è "indice della debolezza della politica".

Bersani prende di mira Tremonti. E la manovra che la stessa Unione europea ci spinge ad adottare. "Ci dovrà anche dire quanto pagherà, di questa manovra, chi ha un reddito medio basso o chi ha bisogno dei servizi, e quanto pagherà chi ha redditi, patrimonio e ricchezza paragonabili, per fare solo un esempio, a quelli del Presidente del Consiglio - attacca il leader democratico - dovrà anche dire se davvero dovremo affidare le speranze di crescita alla prospettiva filosofica di un nuovo articolo 41 della Costituzione sulla libertà d’impresa o se finalmente non sia il caso di qualche scelta più concreta". A dar man forte a Bersani, ci pensa anche Walter Veltroni: "Il governo ha annunciato di voler anticipare il pareggio di bilancio al 2013. Occorre però che la manovra non deprima, con la stangata fiscale, una crescita vicina allo zero, che l'esecutivo ascolti l'opinione delle parti sociali e delle opposizioni e, nel tenere fermi i saldi, introduca forti correzioni". Proprio per questo, a detta di Veltroni, serve un governo tecnico: "Berlusconi non ce la fa. Politicamente e anche emotivamente, come si capisce dalle battute sulle sue aziende o sugli aforismi del padre".

Il Pdl rispedisce al mittento le stoccate del centrosinistra che continua a provarle tutte pur di dare la spallata al governo. "Al di là dell’analisi psicologica su Berlusconi, fatta in modo garbato dall’onorevole Veltroni, ci sembra che non sta proprio in piedi la sua ipotesi di una crisi di governo", spiega il presidente dei deputati del Pdl Fabrizio Cicchitto smontando l'ipotesi di Veltroni di "un governo di transizione fatto non si sa bene come e da chi" e, soprattutto, "in un momento caratterizzato da un autentico tzunami finanziario che coinvolge a tal punto il mondo occidentale che la società di rating Standard&Poor’s ha abbassato la valutazione degli Stati Uniti".